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martedì 13 aprile 2010

Silografia





Kitagawa Utamaro
Lettera d'amore
Tokyo, Museo Nazionale




Detta anche xilografia, è una tecnica d'incisione su legno per riproduzioni a stampa. L'incisione xilografica viene eseguita su una tavola di legno, incisa con bulini e sgorbiette, lasciando solamente quelle parti che verranno poi inchiostrate. La xilografia utilizza quindi il segno in rilievo, cioè in superficie, che risulta dallo scavo dei bianchi. Un limite di questa tecnica è dato dall'estrema fragilità delle lastre lignee: di recente esse sono state sostituite dal più compatto e morbido linoleum, che può essere inchiostrato e stampato con maggiore facilità.

Monotipo





Edgar Degas
Donna che esce dal bagno, 1876-77
tecnica: monotipo colorato a pastello
cm 16 x 21,5
Parigi, Museo d'Orsay



Il monotipo (dal greco "unica impronta") è un unico esemplare a stampa; la matrice non presenta né tagli né morsure, il disegno viene tracciato dall'artista direttamente sulla superficie con pennelli e altri strumenti. Come in ogni stampa, la composizione risulta rovesciata rispetto al foglio. Senza altre aggiunte di inchiostro, se ne traggono, qualche volta, una seconda e una terza prova che diventano sempre più sbiadite e quindi vengono ritoccate a mano. Il supporto su cui viene eseguita l'opera può essere di metallo, di vetro, di legno, di plexiglas o di altro materiale duro e liscio, oppure leggermente poroso.

Litografia





Henri de Toulouse-Lautrec
Ambassadeurs: Aristide Bruant, 1892
tecnica: litografia a 6 colori
cm 141 x 98



E' un metodo di stampa piana, la cui invenzione è posteriore a quella dell'incisione. La pietra utilizzata è un calcare molto compatto e di grana grassa, chiamata appunto "litografica", che protegge la pietra quando la si tratta con una soluzione di gomma arabica e acido nitrico molto diluito: le zone rimaste libere e quindi raggiunte dall'acido sono rese repellenti ai grassi e ricettive all'acqua. La pietra viene quindi bagnata ed inchiostrata a rullo: l'inchiostro si fissa sulla superficie esatta del disegno, trattenuto dalla matita grassa, mentre le zone bagnate rifiutano l'inchiostrazione. Ci vuole una pietra diversa per ogni colore. Prima di una nuova utilizzazione, la superficie della pietra viene sabbiata (granitura).

Puntasecca





Max Klinger
La Bellezza (Afrodite), 1894
tecnica: puntasecca
Foglio 31 dalla serie "Fantasia su Brahms" - Opus XII



In questo caso, il nome della tecnica si confonde con quello dell'utensile. Per la puntasecca, non si tratta tanto di incidere in profondità quanto di graffiare, rigare o raspare sollevando sottili sbavature, le cosiddette "barbe", che, al contrario di quanto avviene nella tecnica classica, a bulino, vanno conservate: esse infatti al momento dell'inchiostrazione tratterranno l'inchiostro e conferiranno al tratto quel suo aspetto vellutato caratteristico dell'incisione a puntasecca. L'utensile è generalmente sottile e molto tagliente; ha l'aspetto di una matita e lo si usa anche come una matita; la punta può essere affusolata ad ago o sfaccettata ed è di spessore variabile.

Maniera nera,Serigrafia

MANIERA NERA



Questa tecnica, chiamata anche mezzatinta o incisione a fumo, consiste, contrariamente a quanto avviene nei procedimenti abituali, nell'annerire prima tutta la superficie, liberando poi le mezzetinte e i bianchi. Per prima cosa dunque, si effettua la granitura per mezzo di un apposito strumento chiamato berceau in francese o rocker in inglese. Si tratta di una specie di piccola mezzaluna d'acciaio, con il taglio munito di minutissimi denti, inserita in un manico di legno a forma di pera. Questa bisogna farla dondolare sulla curva della lama, ripetendo sempre lo stesso movimento. La granitura della lastra si effettua incrociando regolarmente le linee secondo assi perpendicolari e obliqui. Terminata la granitura, se ne raschiano, lucidano o rifilano talune parti per impedire che l'inchiostro vi si trattenga al momento dell'inchiostrazione. Si creano così le mezzetinte con l'ausilio di raschiatoi e brunitoi dopo avere, in genere, preventivamente unto d'olio la lastra.




SERIGRAFIA



E' una tecnica derivata da quella dello stampino; si esegue con una matrice costituita da un tessuto finissimo (seta, nylon, ecc.), teso su un telaio, le cui maglie sono state otturate con un apposito liquido in corrispondenza delle zone non stampanti e lasciate aperte in concomitanza del motivo da riprodurre: attraverso queste ultime l'inchiostro viene spremuto mediante una racla sul supporto. Si può eseguire il disegno direttamente sul tessuto con gomma liquida, che si toglie poi dopo l'applicazione del liquido impermeabilizzante, oppure con il metodo fotografico, che trasferisce sul tessuto qualsiasi genere di documento purché alla base vi sia una pellicola. Eccettuati l'offset e la serigrafia che riproducono l'immagine al diritto, le stampe sono sempre impresse specularmente alla matrice; il riporto si fa quindi a rovescio.

Cera molle





Eugène Delacroix
Leonessa che lacera il petto ad un arabo
tecnica: cera molle




Il segno della cera molle è morbido e sgranato, molto simile a quello di matita. La lastra, viene incerata a rullo con una particolare cera che viene fatta sciogliere a bagnomaria; si aggiunge quindi il sego e la polvere di bitume. Terminata l'inceratura e lasciata raffreddare la lastra, si copre la stessa con un foglio di carta velina, facendo in modo che la parte ruvida di questa carta sia a contatto con la cera. A questo punto, utilizzando una matita di media durezza, si disegna sulla parte lucida della carta velina. Terminato il disegno, con molta delicatezza, si stacca la carta velina dalla lastra; così facendo si asportano quelle piccole parti di cera che la pressione della matita aveva fatto aderire alla carta durante la fase del disegno. Seguono quindi i soliti procedimenti delle altre tecniche calcografiche, con l'accortezza di usare acidi deboli nella morsura, data la delicatezza dello strato protettivo.

Acquatinta





Francisco Goya
Asta su Abuelo, 1793-99
tecnica: acquatinta
cm 21 x 14.5



L'acquatinta si distingue per i suoi effetti di "grana" ossia di una minutissima puntinatura della superficie che consente di ottenere effetti di dispersione d'inchiostro non lineare ma alla maniera di un lavis. Vi sono vari metodi per ottenere la grana; uno di questi è cospargere uniformemente la lastra con polvere di bitume e riscaldarla su un fornellino per farla cristallizzare. A questo punto si procede col disegnare il soggetto e a mascherare con la vernice le parti che man mano che si procede con le morsure si vogliono lasciare più chiare. I procedimenti di rimozione della vernice, inchiostrazione, pulizia e stampa, sono analoghi a quelli dell'acquaforte.

Acquaforte





Rembrandt Harmenszoon Van Rijn
Dottor Faust (L'avvertimento divino), 1652
tecnica: acquaforte




Le tecniche calcografiche, permettono di ottenere più copie di stampa da una stessa matrice: una lastra generalmente di rame o di zinco, su cui viene spalmata, nel caso dell'acquaforte, una vernice grassa. Una volta asciugata, si esegue il disegno con punte più o meno sottili, con le quali si intacca la vernice. A disegno ultimato, si immerge la lastra in un bagno di acido nitrico ("acquaforte" è il nome antico di tale acido da cui questa tecnica ha preso il nome) che "morde", ossia, corrode, il metallo soltanto nelle zone in cui la vernice è stata tolta dalla punta, mentre il resto della lastra rimane intatto. Si provvede quindi a rimuovere la vernice rimasta sulla lastra e ad inchiostrare quest'ultima. Pulendo la lastra, si sarà rimosso l'inchiostro superficiale, ma non quello depositato negli incavi ottenuti dalla morsura dell'acido, che sarà trasferito (sotto la pressione di un torchio) sulla carta.

Tempera





Sandro Botticelli
Allegoria della Primavera, 1478
tecnica: tempera su tavola
cm 203 x 314
Firenze, Uffizi




La tempera, come gran parte delle tecniche pittoriche utilizzate ancor oggi, ha radici molto lontane nel tempo: nell'ambito della pittura, unitamente all'affresco, è uno dei mezzi più antichi in senso assoluto. Genericamente per "tempera" si intende un impasto cromatico ottenuto unendo il pigmento colorato con sostanze collanti (leganti) quali l'uovo, il latte di fico, le cere o altre sostanze sempre solubili in acqua. Con la metà del Quattrocento, questa tecnica iniziò lentamente ad accogliere componenti oleosi, avvicinandosi sempre di più a quella materia che poi si sarebbe chiamata pittura ad olio. Nell'esperienza di oggi, il termine "tempera" si identifica unicamente con un prodotto preconfezionato che corrisponde ad un impasto di collanti deboli (caseina) adatto genericamente a stesure su carta.

Sanguigna





Il Rosso Fiorentino
Studio per nudo sdraiato
cm 12,6 x 24,4
Londra, British Museum




Il termine "sanguigna" deriva da "sangue", poiché questa "materia" da disegno richiama il colore del sangue: un rosso non squillante ma pieno, nelle matite e negli "stick", dalla persistenza durevole e dalla completa affidabilità evocativa. La sanguigna è una "materia-colore" che, talvolta miscelata a tonalità ocra appena accennate, consente di evidenziare nelle sue stesure una fresca luminosità, ricca di calda fisicità nella fusione tra figura e ambiente, in un contesto disegnativo di intensa, pulsante vitalità. Ricavata dall'ematite (una varietà dell'ossido di ferro), essa ha assunto un ruolo specifico -come strumento e come tecnica- nell'ambito del disegno agli albori del Rinascimento, anche se già in precedenza ne erano note le possibilità di impiego. Oggi si avverte un restringimento del campo di impiego della sanguigna, ma ciò non toglie, tuttavia, che nell'ambito del disegno, tale "materia-colore" dotata di grande fascino, sia in grado di creare vibranti suggestioni.

Penne






Giovanni Battista Piranesi
Complesso architettonico con trofeo ornamentale a sinistra, 1740-50 ca.
tecnica: penna e inchiostro bruno, acquerello e gessetto nero
cm 25,6 x 18,1
New York, Collezione J.P. Morgan




L'utilizzo di penne o pennini per realizzare disegni con vari tipi di inchiostri è una delle tecniche "tradizionali" del disegno. Ai giorni nostri possono rientrare in quest'ambito altri "mezzi" (per esempio i rapidograph) forse più congeniali alle nuove discipline del disegno, prevalentemente a carattere tecnico-pratico, ma in realtà il principio tecnico della penna non è cambiato molto. La consuetudine, che non è una regola fissa, di far precedere l'intervento a penna e inchiostro da leggeri cenni a matita, utili a ripartire nel foglio la composizione, non va fraintesa: la tecnica del disegnare a penna non consente pentimenti e correzioni; semmai, all'opposto, richiede la massima concentrazione del disegnatore, il quale deve mettere in gioco la propria attitudine alle decisioni immediate, unitamente alle proprie capacità inventive, per conseguire risultati assolutamente individuali.

Matite colorate





Hendrick Goltzius
Ritratto del Gianbologna,1590-91
tecnica: sanguigna, grafite, gesso
cm 37 x 29,9
Haarlem, Teylers Museum




Una confezione di matite colorate è a tutti gli effetti una tavolozza. E' chiaramente limitata, in quanto le matite non consentono di fondere il colore come le altre tecniche pittoriche. Anche quando i colori si mescolano, attraverso fitti tratteggi, essi hanno la proprietà di conservare in larga misura la loro indipendenza. Le matite colorate dialogano preferibilmente con il foglio bianco, che viene assunto come "colore-luce".

Inchiostri colorati




Victor Hugo
Gli orientali, 1855-56
tecnica: inchiostri,acquerello, carboncino, fondi di caffè su carta
cm 18 x 11
Parigi, Bibliothèque Nationale



Fino al secolo scorso, gli inchiostri erano esclusivamente destinati ai letterati. L'inchiostro usato come un acquerello, come nella grafica e nella pittura attuali, era praticamente sconosciuto. Ancora verso la metà dell'Ottocento, riveste un carattere assolutamente eccezionale l'attività grafica di Victor Hugo, il quale mescolava carboncino, inchiostri, acquerelli, tempere e fondi di caffè. Non a caso si tratta di un letterato, che solo occasionalmente dipingeva. L'uso degli inchiostri richiede tuttavia una tecnica smaliziata, in quanto non ammette correzioni, e anche una scelta dei media guidata dall'esperienza, in quanto col tempo, e con l'esposizione alla luce, alcune tinte sono soggette a modificazione e scoloritura.

Tecniche Pittoriche

A RILIEVO, PITTURA


Nasce verso la fine degli anni Cinquanta, all'interno di quei settori dell'avanguardia artistica che si prefiggevano di superare l'Informale con l'intento di sostituire all'osservazione emozionalmente partecipe del quadro coperto di colori vivaci, la contemplazione più decantata della superficie, spesso monocroma, di tele trattate, il cui disegno emergeva da contrasti di luce e ombra, come un bassorilievo.




ACRILICO, Pittura


Di rapida essiccazione e di resa brillante, i colori acrilici sono sostanzialmente delle tempere magre, solubili in acqua, che invece dei leganti organici (come la tempera all'uovo) della grande tradizione, contengono leganti sintetici (a base, appunto, acrilica). Negli ultimi tempi, è diventato uno dei tipi di colore più usati per pittura da cavalletto, anche in sostituzione dell'olio, con i vantaggi rispetto a quest'ultimo, di asciugare prima e nel caso di una pittura per stesura, di accorciare moltissimo i tempi di lavoro, anche se trattandosi di un colore più magro, è più delicato (si riga facilmente) e ha gamme di colore generalmente più fredde e meno ricche dell'olio.




AEROGRAFO



Lo strumento è costituito da due elementi distinti. Il compressore, il primo elemento, è un motore elettrico a pistone o a membrana, a bango d'olio o a secco, con o senza serbatoio, che aspira aria dall'atmosfera e la comprime, e tramite tubi flessibili arriva alla pressione desiderata (da 1 a 2 -2.5 bar - a seconda della diluizione del colore) nel secondo elemento: l'aerografo [o meglio aeropenna] vero e proprio, il quale consiste come concezione ad una pistola a spruzzo, ma delle dimensioni di una comune penna, recante il serbatoio del colore che può essere a caduta o a pescaggio, e dotata di un tastino aria/colore che premuto dal dito permette l'afflusso dell'aria, che si miscela con il colore a seconda di quanto viene arretrato l'ago [nei casi di aeropenna doppia azione], combinandosi in una miscela nebulizzata che fuoriesce dall'ugello, di varie dimensioni, posto sulla punta dello strumento. Nel serbatoio si possono mettere colori acrilici a base acqua, acquerelli, kine, e vernici a solvente, qualora la guarnizione interna fosse in teflon. Il metodo di utilizzo è vastissimo, dal campo illustrativo, alla pittura, alla decorazione di atuomezzi, muri, o qualsiasi altra superficie opportunamente preparata.




ASSEMBLAGE



Nato dallo sperimentalismo delle avanguardie storiche, in realtà non è una vera e propria tecnica, poiché questa è da considerarsi in riferimento a una materia ben precisata come ad esempio il pigmento di colore, e a regole altrettanto rigide che ne determinano le modalità d'uso. L'esasperazione del rifiuto di qualsiasi abilità manuale ha spinto l'artista a recuperare oggetti di uso comune e, senza provocarne la benché minima modifica, ad assemblarli presentandoli come opere d'arte.





DIGITALE, PITTURA


Intendendo l'opera d'arte come il risultato di un equilibrio sottile tra due elementi quali tecnica e grazia creativa, per la sua "oggettivazione" non si può mai prescindere dalla componente tecnica e ci si deve pertanto necessariamente rivolgere di volta in volta, al complesso delle risorse tecnologiche disponibili storicamente. A pieno titolo quindi, l'informatica, frutto della scienza del nostro secolo, è destinata ad incontrarsi con l'arte e a generare con essa nuovi linguaggi. Di fatto ci troviamo di fronte ad una tecnologia straordinaria destinata, se usata correttamente, a fornire importanti contributi al progresso della storia dell'immagine. La grandissima diffusione di software dedicato alla grafica e al painting, ha portato molti artisti e grafici ad utilizzare questi mezzi straordinari e innovativi.



FOTOPITTORICHE, TECNICHE



La fotografia rivela, fin dall'inizio, una lontana parentela con la pittura. Alcuni dei grandi pionieri dell'uso della fotografia come mezzo artistico in senso lato (usata cioè con finalità non strettamente "fotografiche"), come Man Ray o Moholy-Nagy, sono in effetti sia fotografi, sia pittori e adoperano quindi questo strumento con intenzionalità complesse. Potremmo dire che usano la foto come tecnica al servizio della pittura. Più recentemente, Andy Warhol, riconoscendo che il linguaggio della fotografia è quello che caratterizza i modi di comunicazione e documentazione della nostra epoca nei suoi aspetti più tipici, lo ha inglobato all'interno della sua arte. Egli adopera fotografie di cronaca alle quali poi conferisce, attraverso vari accorgimenti, lo statuto di immagini pittoriche.




MURALE, PITTURA



Nato in Messico agli inizi degli anni Venti, il muralismo ha contribuito a svecchiare le antiche prassi di pittura murale su grandi dimensioni, anche se molte tecniche sperimentali non hanno dato buoni risultati (nel senso della conservazione dell'opera stessa). Infatti i murales sono stati dipinti con varie tecniche, ma quasi mai sono "affreschi" nel senso tecnico della parola, poiché si tratta per la maggior parte dei casi di "pittura su muro" realizzati con leganti sintetici come il silicone o la piroxilina.





POLIMATERICA, PITTURA



La pittura polimaterica è stata realizzata per la prima volta nel corso del XX sec., in coincidenza con le prime affermazioni delle "avanguardie storiche". Generalizzando, l'attenzione alle possibilità espressive delle materie extrapittoriche è subordinata all'emergere di un nuovo modo di intendere l'opera d'arte, che si propone come composizione o costruzione in sé autonoma, cessando di essere rappresentazione di qualcosa che sta al di fuori dei canoni tradizionali. Pertanto lo spazio del quadro finisce con l'essere un'ipotesi di spazio reale, in cui il colore può diventare sia un luogo preposto a favorire particolari sinergie tra elementi appartenenti a diverse categorie di materiali -come vetro, pietre, oggetti d'uso e così via- sia un'occasione in cui il puro dato cromatico si materializza mischiandosi con materie come sabbia, cenere o altro.