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mercoledì 30 giugno 2010

Conclusi i lavori di restauro della Fontana dei Quattro Fiumi






































Uno dei monumenti simbolo della città di Roma, la Fontana dei Quattro Fiumi a Piazza Navona -opera di Gian Lorenzo Bernini- è stato restituito alla pubblica fruizione dopo un restauro complessivo e organico durato due anni, che ha coinvolto gli apparati scultorei dell’opera, connotati da una straordinaria ricchezza di forme dinamiche esaltate dalle suggestioni dell’acqua, alle quali si fonde perfettamente la funzione di struttura di sostegno dell’antico obelisco egizio.

Gli interventi sono stati progettati e diretti dall’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (già Istituto Centrale del Restauro), all’interno del quale è stato istituito un gruppo di lavoro, coordinato dall’architetto Annamaria Pandolfi, composto da personale afferente a diversi ambiti disciplinari (restauratori, architetti, biologi, chimici, geologi, fisici) in un rapporto di effettiva interazione. Questa équipe di specialisti ha cooperato per comporre quel connettivo di conoscenze necessarie al corretto svolgimento del lavoro, che ha accompagnato tanto gli interventi quanto le numerose ricerche connesse di tipo storico-documentale e tecnico-scientifico.

Il costo complessivo dei lavori è stato di € 622.000,00 ca., interamente erogati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Le attività di restauro sono state realizzate in accordo con il Comune di Roma ( Unità Organizzativa Monumenti Medievali e Moderni), proprietario del monumento.
Un approccio integrato ai molteplici problemi di deterioramento riscontrati sulla Fontana fin dalle prime ispezioni è stato scelto per definire gli interventi conservativi da adottare, cercando così di perseguire l’obiettivo di calibrare con la maggiore esattezza possibile i trattamenti di restauro e assicurare al futuro l’opera nella sua autenticità.

L’attuazione in cantiere del progetto degli interventi per far fronte al degrado dei materiali (marmo bianco per i Quattro Fiumi e i due stemmi papali; travertino per la scogliera, gli animali e la vegetazione), che interessava, in forme più a meno gravi, tutte le componenti della Fontana ha riguardato: i trattamenti biocidi per la devitalizzazione delle piante e dei microrganismi fotosintetici; la pulitura delle superfici dai depositi inquinanti e dalle “croste nere”; il microconsolidamento localizzato delle superfici in marmo disgregate; il consolidamento localizzato delle malte; la rimozione controllata delle incrostazioni calcaree; la stuccatura dei giunti, delle rotture e delle linee di discontinuità; gli interventi sui vincoli metallici esposti; il rifacimento dei copri staffa danneggiati; il trattamento delle lacune; la protezione delle superfici; la riparazione dei getti di fuoriuscita dell’acqua danneggiati.



Le attività di cantiere si sono concluse con l’installazione sul monumento di un impianto elettrostatico per l’allontanamento dei piccioni - numerosissimi in piazza Navona - che costituiscono un rilevante agente di degrado soprattutto in relazione al guano, chimicamente aggressivo nei confronti dei materiali lapidei. Tale tipo d’impianto è già in funzione su molti importanti monumenti italiani e romani tra i quali Fontana di Trevi.

Oltre tre secoli e mezzo di storia del monumento hanno sedimentato le tante impronte del passato, lasciandone visibili gli effetti evidenti attraverso il deterioramento dei materiali, i suoi segni d’invecchiamento e le modifiche avvenute.

La scelta progettuale operata è stata quella di restituire il carattere di unitarietà dell’immagine recuperandone sia le forme scultoree nelle parti inferiori a contatto con l’acqua, che erano deformate dalle spesse incrostazioni depositatesi sul modellato originario, sia l’omogeneità del registro cromatico dai toni chiari, propri del travertino e del marmo che, tuttavia, espone armonicamente le tracce e le patine, schiette testimonianze del passaggio del tempo.

Un rigoroso programma di manutenzione dovrà costituire la strategia indispensabile per rallentare il più possibile i processi di degrado del monumento, evitando così interventi straordinari a danno avvenuto. Questa esigenza è tanto più rilevante quanto più la specificità del tipo di manufatto presenta fattori aggiuntivi di rischio, come per la conservazione delle fontane che manifestano una maggiore vulnerabilità rispetto agli altri monumenti esposti all’aperto, proprio in rapporto alla presenza dell’acqua, ineliminabile ed essenziale elemento espressivo.

Inoltre una vigilanza costante potrà evitare azioni vandaliche troppe volte compiute ai danni della Fontana, delle quali restano ancora indelebili e numerosissimi i segni.
Per informazioni:
Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro
Piazza San Francesco di Paola, 9 00184 ROMA
tel. 06-48896416/426
fax 06-4815704
website: www.icr.beniculturali.it

Abbazia di Chiaravalle, concluso il restauro



Il lungo intervento di restauro, iniziato nel 2002 con fondi ministeriali ed eseguiti sotto la direzione della Soprintendenza per i Beni Storico Artistici ed Etnoantropologici di Milano dal laboratorio Nicola Restauri in Aramengo, è stato portato a compimento anche grazie ad Intesa Sanpaolo che ha inserito questo intervento nell'ambito di Restituzioni, collaudato programma di restauri di opere appartenenti al patrimonio artistico del Paese.
L'abbazia cistercense, a soli 10 km dal cuore di Milano, è nota, oltre che per l'architettura superba, per il ricco ciclo di affreschi del primo '300 – tipici della grande cultura figurativa lombarda di quel periodo –, per la bella Madonna con Bambino a fresco del Luini, per il grandioso coro ligneo. Ma il gruppo di artisti chiamati ad affrescare l'abbazia era guidato da Stefano da Firenze, un allievo di Giotto di cui si era persa memoria, e di cui non erano pervenute ai giorni nostri altre opere. Il ciclo di affreschi mostra una mano di grande maestria e di straordinaria sicurezza: si sono persi gran parte dei colori e dei fondi oro e azzurro-lapislazzulo che certamente impreziosivano l'intera cupola. Ma emergono figure dal disegnato raffinatissimo, certo assai più "gotico" e affidato alla linea più che alle masse tipiche del maestro degli Scrovegni e di Assisi. La temperie orientata verso il gotico-internazionale milanese, i rapporti stretti fra il Ducato e la città di Siena ed i suoi artisti, e probabilmente lo stesso carattere "dolce" – secondo il Vasari – di Stefano hanno fatto la differenza.
Particolarmente notevole la scena finale, sul lato est del tiburio, e dunque la più evidente per chi entra nell'abbazia, con l'Incoronazione della Vergine, certo interamente di mano del maestro, e non della sua bottega, che segue il racconto all'epoca assai diffuso della Legenda Aurea, legata alla morte e all'ascesa al cielo della Vergine.

lunedì 26 aprile 2010

Filippo Lippi torna a risplendere agli Uffizi




Terminati i lavori di restauro di tre capolavori del pittore fiorentino che si potranno ammirare alla Galleria degli Uffizi dal 26 aprile al 30 maggio 2010
Un Eccezionale prestito dal Louvre permetterà di contemplare la Pala del Noviziato nella sua composizione originale per la prima volta dopo due secoli

Torna a risplendere nella sua originale completezza la Pala del Noviziato, capolavoro del pittore fiorentino Filippo Lippi (Firenze, 1406 ca. – 1469) dipinto per l’omonima cappella in Santa Croce a Firenze, su commissione di Cosimo de’ Medici nel 1445. Dal 26 aprile al 30 maggio prossimi sarà possibile ammirarla interamente rinnovata dopo l’ultimo importante lavoro di restauro realizzato dalla Galleria degli Uffizi di Firenze e finalmente riunita alla Predella dipinta dal giovane aiutante di Lippi, Francesco di Stefano detto Il Pesellino. Infatti, per la prima volta dopo due secoli, la Predella sarà esposta nella sua composizione originaria grazie a un eccezionale prestito dal Museo del Louvre di Parigi.
Tre in totale i capolavori restaurati nel corso dell’anno, dopo un lungo e attento lavoro reso possibile dalla generosità dell’Associazione Amici degli Uffizi, che dal 1993 opera in sostegno alla Galleria, assieme ai Friends of the Uffizi Gallery, Inc.: oltre alla Pala e alla Predella, gli interventi hanno riguardato la cosiddetta Pala di Annalena e altre due tavole dell’artista: La Madonna annunciata e Sant’Antonio abate e
L’angelo dell’Annunciazione e San Giovanni Battista.

«Lo straordinario recupero della Pala del Noviziato reso possibile dagli Amici degli Uffizi – commenta la soprintendente Cristina Acidini – esalta il dipinto, dove si uniscono la magnificenza dei Medici e la splendida maturità artistica di un protagonista assoluto del Rinascimento quale fu Filippo Lippi».
«Episodio di riguardo in quest'esposizione – spiega il direttore della Galleria, Antonio Natali – sarà una piccola tavola che il Louvre ha concesso in prestito e ch’è parte della predella della Pala del Noviziato, di cui si presenta il sensibile restauro. Grazie al gesto generoso del Louvre e al supporto degli Amici degli Uffizi, la predella stessa ricupera la completa autografia del Pesellino, pittore che proprio qui dà la misura dell’altezza della sua espressione salda e nel contempo soave. Espressione che si mostra in piena sintonia con la pala di Filippo (parimenti amabile e solida); la quale, in origine, a sua volta secondava le forme che Michelozzo aveva impresso in Santa Croce alla cappella del Noviziato: robuste come fossero le strutture d’un edificio medievale e però aggraziate come in un’architettura gentile dipinta dall’Angelico».
«Con quest’ultima iniziativa – commenta Maria Vittoria Rimbotti, presidente degli Amici degli Uffizi e dei Friends of the Uffizi Gallery – giunge a compimento un percorso iniziato ormai otto anni fa e che ci ha visto impegnati nell’ambizioso progetto di far tornare allo splendore originario la Sala dei Lippi.
Un’occasione unica poiché per la prima volta dopo due secoli la Pala del Noviziato sarà riunita alla Predella completa dipinta dal giovane Francesco di Stefano».

L’intervento di restauro ha recuperato stupendamente la Pala soprattutto dal punto di vista dei valori cromatici originali. L’opera era infatti coperta da una coltre oleosa che ne offuscava completamente le tonalità cromatiche. Il restauro ha così permesso di riportare alla luce le straordinarie colorazioni originali, nonché i pregi e il rigore delle architetture michelozziane che inquadrano la scena. Un intervento importante
anche dal punto di vista filologico: «Dal dipinto restaurato – sottolinea Angelo Tartuferi, vicedirettore e direttore del Dipartimento dell’Arte dal Medioevo al Quattrocento della Galleria – è ora possibile distinguere i vari livelli compositivi, i pentimenti e le successive elaborazioni dell’artista, come ad esempio i gradini di marmo sopra i quali siede la Vergine col Bambino, inizialmente arrotondati e, nella versione definitiva, resi squadrati».
La Pala del Noviziato era originariamente accompagnata da una predella dipinta dal giovane Francesco di Stefano detto Il Pesellino (Firenze, 1422 ca. – 1457 ca.) sotto la guida di Filippo Lippi. La Predella si compone di cinque scomparti raffiguranti San Francesco che riceve le stimmate; Il miracolo dei Santi Cosma e Damiano [originali provenienti dal Museo del Louvre di Parigi]; La Natività; Il Martirio dei Santi Cosma e Damiano e Il Miracolo di Sant’Antonio. I tre scomparti originali già presenti agli Uffizi sono stati oggetto di un’opera di restauro che ha permesso di valorizzare il linguaggio pittorico intriso dei riflessi stilistici del primo Quattrocento, da Masaccio a Veneziano fino a Paolo Uccello. Grazie all’eccezionale prestito del Museo del Louvre, la Pala e la Predella nella sua completezza torneranno a unirsi in una cornice di stile rinascimentale conferendo all’intero impianto l’aspetto originario voluto da Cosimo de’ Medici.

Ugualmente significativi per i risultati ottenuti in termini di nuova leggibilità si rivelano i restauri della cosiddetta Pala di Annalena, dipinta da fra’ Filippo Lippi attorno al 1450 per il convento fiorentino di San Vincenzo Ferrer. L'iconografia principale è quella della Natività con San Giuseppe, il Bambino Gesù e Maria visibili in primo piano. a prospettiva profonda miscela gli elementi naturali e le architetture della stalla,
distanziando le altre figure della composizione: il bue e l'asino al centro; la Maddalena orante sulla destra;
San Girolamo nella sua iconografia classica che prega inginocchiato a sinistra sullo sfondo di un paesaggio aspro. Sotto di lui è visibile un monaco: è Sant'Ilarione di Gaza tradizionalmente ricordato come abate, taumaturgo e fondatore di monasteri in Palestina. Spiega Angelo Tartuferi: «I risultati critici derivanti da questi interventi, messi a disposizione degli studiosi, contribuiranno a sciogliere i nodi ancora irrisolti
relativi soprattutto alla cronologia del frate pittore».

Completano i lavori di restauro due opere di Filippo Lippi databili attorno al 1455-60. Si tratta di due dipinti di inusitata tipologia con le figure dell’Annunciazione e di due santi, Sant’Antonio Abate e San Giovanni Battista. Ancora oscura la loro funzione: se in un primo tempo si era ipotizzato potessero essere dei pilastrini laterali di una più grande pala, recentemente si è più propensi a considerarli parte di una decorazione del mobilio appartenente a una facoltosa famiglia nobile di Prato.

CONFERENZA STAMPA
Lunedì 26 aprile, Ore 11:00
Sala dei Lippi, Galleria degli Uffizi di Firenze
Parteciperanno:
Cristina Acidini, soprintendente per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze
Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi
Maria Vittoria Rimbotti, presidente dell’Associazione Amici degli Uffizi e dei Friends of the Uffizi Gallery, Inc.
Angelo Tartuferi, direttore del Dipartimento Arte dal Medioevo al Quattrocento della Galleria degli Uffizi
Saranno inoltre presenti i restauratori Lucia Dori, Andrea Dori, Lucia Biondi e Daniele Piacenti
Alle ore 17:30 seguirà l’inaugurazione della mostra.

Informazioni
Amici degli Uffizi
Tel. 39 055.213560
E-mail info@amicidegliuffizi.it
www.amicidegliuffizi.it
Ufficio Stampa
FpS Media
Tel. 39 02.92802826
Cel. 39 339.3397682 – 333.5995222
E-mail ufficiostampa@fpsmedia.it
www.fpsmedia.it

giovedì 22 aprile 2010

L’ISCR restaura L’Annunciazione di Caravaggio del Musèe des Beaux Arts di Nancy


Il 16 di Novembre è arrivata a Roma, nei Laboratori di Restauro dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro in via di San Michele, il dipinto di Michelangelo Merisi da Caravaggio rappresentante L’Annunciazione, proveniente dal Musée des Beaux Arts di Nancy e è esposto alla Mostra su Caravaggio allestita alle Scuderie del Quirinale da febbraio 2010. In previsione dell’evento, in accordo con la Direzione del Museo, verranno eseguiti approfondimenti scientifici mirati alla conoscenza materiale e conservativa dell’opera e una revisione dell’intervento di restauro già eseguito dall’allora ICR nel 1968-69.

L’opera e la sua storia conservativa...

Il dipinto eseguito negli anni 1608-10, probabilmente nel soggiorno maltese o nel secondo periodo di attività a Napoli, venne donato dal Duca Enrico II di Lorena alla Chiesa Primaziale di Nancy .
Il Lorena era sposato con Margherita Gonzaga e i Gonzaga erano molto vicini al Caravaggio, avevano infatti acquistato la Morte della Vergine, rifiutata da Santa Maria della Scala e fu il cardinal Ferdinando Gonzaga a chiedere al Pontefice la grazia che il pittore ottenne nel 1610, dopo la morte.
Dal 1645 l’opera risulta presente nella Chiesa di Nancy ed ora è esposta nel Museo locale.
Agli inizi del XIX° secolo subì, in Francia, un intervento di trasporto: venne eliminata dal retro la tela originale, sostituita con altra tela e fatta aderire al tergo con bianco di piombo ad olio.
L’operazione probabilmente causò danni tali che la superficie pittorica venne completamente ridipinta. Nell’intervento eseguito presso l’Istituto Centrale per il Restauro nel 1968-69 è stata rimossa la tela ottocentesca ed eseguita una foderatura a colla di pasta, montando il dipinto su di un telaio metallico ad espansione automatica regolabile. Le ridipinture sono state rimosse e si è verificato lo stato di estrema abrasione del colore originale. Sono state eseguite reintegrazioni ad acquerello.

L’intervento di oggi

L’attuale intervento si configura come una revisione e controllo di quello precedentemente effettuato. Lo stato di conservazione dell’opera è infatti discreto, nonostante la fragilità causata dalla sua storia conservativa. La foderatura eseguita nel 1968 e il telaio applicato all’epoca garantiscono ancora un buon tensionamento, l’adesione e coesione del colore sono buoni.
Il problema principale è la non buona leggibilità dell’opera a causa dell’alterazione delle vernici e di alcune reintegrazioni. Sarà quindi eseguita, oltre ad una verifica dei valori di tensionamento e dell’efficienza del telaio, la rimozione delle vernici e dei ritocchi alterati, eseguendo nuovamente, con materiali più stabili, interventi di presentazione estetica.
L’intervento sarà eseguito da Anna Marcone. La Direzione dei Lavori è di Daila Radeglia.

Sull’opera verranno inoltre eseguiti approfondimenti diagnostici per migliorare la conoscenza della sua tecnica di esecuzione:
Radiografia, a cura di P. Moioli e C. Seccaroni (ENEA)
Riflettografia, a cura di F. Aramini e M. Torre (ISCR)
XRF, a cura di G. Sidoti, F. Talarico, G. Vigliano (ISCR)
Revisione delle sezioni stratigrafiche effettuate nel 1968, a cura di G. Sidoti, F. Talarico, G. Vigliano (ISCR)
Monitoraggio del microclima in tutte le fasi del lavoro (partenza, viaggio, permanenza nei laboratori, esposizione in mostra), a cura di E. Giani (ISCR).

Per informazioni:
dr.ssa Barbara Davidde, Sezione promozione e comunicazione.
Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro
Piazza San Francesco di Paola, 9 00184 ROMA.
tel. 06-48896416, fax 06-4815704, e-mail bdavidde.icr@beniculturali.it

Scavi di Pompei, Casa della Fontana Piccola: concluso il restauro del Dipinto murale raffigurante una scena di paesaggio marittimo

Dopo circa tre mesi di lavori, si è concluso il restauro del dipinto murale raffigurante una scena di paesaggio marittimo della Casa della Fontana Piccola negli Scavi di Pompei. Si tratta, in ordine di tempo, dell’ultima operazione di “salvataggio” conclusa dalla Fondazione CittàItalia. Da anni, infatti, la Fondazione CittàItalia è in prima linea per sensibilizzare i cittadini e coinvolgerli nella tutela del nostro patrimonio culturale e nella raccolta di fondi per il restauro di opere d’arte a rischio, coinvolgendo Istituzioni, primarie aziende, organizzazioni pubbliche e private, e i singoli cittadini. Il lavoro è stato promosso d’intesa tra la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei e il Commissario Delegato per l'emergenza nell'Area Archeologica di Pompei, Prof. Marcello Fiori, ed è stato finanziato grazie ai fondi raccolti in occasione della Campagna del 2009.

“In tempi così difficili, solo il contributo e la partecipazione di tutti può consentire di promuovere la bellezza dell’Italia – dichiara Ledo Prato, Segretario Generale della Fondazione CittàItalia - Restituire questa straordinaria opera a Pompei e a tutti coloro che amano l’arte e questo sito unico al mondo, ci riempie di orgoglio e soddisfazione e ci incoraggia ad andare avanti, proponendo sempre nuove iniziative per coinvolgere i cittadini nella salvaguardia del patrimonio culturale che appartiene a tutti”.

“Siamo lieti di presentare un significativo restauro che accresce lo splendore di questa importante domus– dichiara il Commissario Fiori – un più moderno modello di gestione dei beni cultural, in particolare a Pompei, non può prescindere da una virtuosa integrazione tra la missione del pubblico e l’intervento dei privati, che siano aziende o associazioni di cittadini, per concorrere insieme alla conservazione e alla valorizzazione di uno straordinario patrimonio dell’umanità’’.

La decorazione pittorica del dipinto restaurato è costituita da un registro decorativo superiore, di colore rosso, un pannello centrale raffigurante il paesaggio marittimo, uno zoccolo di colore giallo e, parallelamente al paesaggio, rimane traccia di una decorazione architettonica. E’ possibile evidenziare la notevole corposità di alcune pennellate, eseguite per definire le minuzie di particolari quali foglie di alberi, personaggi che popolano la scena e capitelli di porticati. Numerosi erano i distacchi dell’intonaco dal supporto murario, specialmente in corrispondenza di alcune lesioni, causate dallo slittamento dei conci murari della struttura di sostegno. Sulla superficie dipinta le infiltrazioni di umidità provenienti dall’esterno avevano provocato fenomeni di disgregazione progressiva dell’intonaco, la formazione di sali di vario spessore e incrostazioni superficiali sulla pellicola pittorica. Molte le stuccature in cemento, probabilmente realizzate durante un intervento degli anni’ 60, che alteravano la lettura dell’immagine.

Il lavoro di recupero del dipinto è stato affidato al restauratore Francesco Esposito, con la supervisione della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei e in particolare dell’archeologo, dr. Ernesto De Carolis, con l’utilizzo di diverse metodologie d’intervento volte a ripristinare l’adesione dell’intonaco al supporto murario, a trattare la pellicola pittorica e a demolire le stuccature in cemento.

giovedì 15 aprile 2010

Restauro e principi fondamentali - Le Tele


Restauro di Tele: l'intervento di restauro ha come finalità la conservazione del dipinto, rispettando al massimo il suo "tempo-vita", ripristinandone la qualità estetica. L'intervento consente di fermare il processo di degrado progressivo e di risolvere, nell'eventualità, le conseguenze di precedenti interventi impropri di restauro. Si possono, infatti, recuperate zone di colore originale coperte da restauri vecchi che, non costituendo restauri storici, alterano la lettura del dipinto e deturpano la sua integrità. Le fasi dell'intervento si possono così sintetizzare:

1) pulitura del dipinto ed asportazione delle vecchie ridipitture con rispetto del "rapporto cromatico" del dipinto e la patina del tempo vita;
2) asportazione meccanica a bisturi di residui di varia natura (cera, tempera da muro, sedimenti organici, ecc.);
3) velinatura di protezione della superficie pittorica;
4) pulitura meccanica della tela sul retro asportandone le impurità;
5) asportazione, eventuale, delle toppe, stuccature e collanti corrispondenti a precedenti interventi di restauro;
6) disinfezione preventiva e consolidamento del telaio;
7) applicazione di intarsi di tela e applicazione di stucchi di gesso e colla nelle lacerazioni del colore;
8) restauro pittorico con colori a vernice;
9) vernice finale di protezione.

Restauro e principi fondamentali





Per restauro (dal gotico: stiuryan, riabilitare) si intende qualsiasi intervento mirato a salvaguardare o riportare alle origini, formali e storiche, un'opera (edificio, quadro, manoscritto o altro bene mobile) che, secondo la Carta di Venezia costituisce testimonianza di una civiltà particolare, di un'evoluzione significativa o di un avvenimento storico. Il restauro può essere inteso come l'insieme di atti ed operazioni che compongono la metodologia di rimedio ai prodotti dell'attività umana. Esso si distingue in:

- Restauro conservativo: si basa sui concetti di salvaguardia e prevenzione ponendo la sua attenzione alla materia;
- Restauro estetico: è legato all'immagine, all'aspetto ed alla sua leggibilità.

Trattandosi di opere d'arte datate, ciascuno dei due tipi di intervento richiede il pedissequo rispetto di un programma d'azione minuzioso e delicato.
In ragione della complessità delle operazioni di restauro, è bene tener sempre presente i seguenti principi fondamentali:

1. teorici: minimo intervento e rispetto dell'opera d'arte
2. pratici: compatibilità, stabilità chimica e reversibilità dei materiali

mercoledì 14 aprile 2010

Roma gi Affreschi dell'Aula Gotica dei Santi Quattro Coronati


Nell’Aula gotica del Monastero dei Santi Quattro Coronati è stato scoperto e restaurato un ciclo di affreschi, databile entro la metà del Duecento, rilevantissimo per la storia della pittura italiana.
I lavori sono stati interamente finanziati dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Iniziati nel 1997, con i primi tasselli di descialbo, sono stati portati a termine nel 2006, diretti dalla storica dell’arte Andreina Draghi (Soprintendenza per il patrimonio storico artistico etnoantropologico del Lazio-Roma) ed eseguiti dalla restauratrice Francesca Matera.

I dipinti occupavano originariamente una superficie di circa 850 metri quadri di cui sono sopravvissuti, in perfette condizioni di conservazione, circa 350 metri quadri.
L’Aula è costituita da due ambienti coperti da volte a crociera e divisi da un’arcata ogivale. Nella campata meridionale sono raffigurati i dodici Mesi dell’anno, i Vizi, le Arti, le Stagioni con i Venti, un Paesaggio marino, lo Zodiaco, le Costellazioni.

Nella campata settentrionale è affrescato il Re Salomone circondato dalle Virtù, rappresentate in abiti militari ma non armate. Recano sulle spalle il personaggio che maggiormente si è segnalato nell’esercizio della virtù raffigurata. In contrapposizione, nella parte inferiore della scena, è illustrato il vizio autentico alla virtù e il personaggio negativo scelto come esempio. Nel registro superiore le immagini di Mitra tauroctono, di due Figure allegoriche, del Sole e della Luna, completano la rappresentazione.

Un ricchissimo apparato di iscrizioni correda gli affreschi in un intreccio indissolubile tra immagine dipinta e scrittura. E’ la raffigurazione della Chiesa militante, cui è affidato il compito di trasmettere la parola divina riflessa nell’ordine della creazione e la cui funzione è insostituibile nell’organizzare il percorso dell’uomo verso la conoscenza di Dio. E’ la Chiesa che fonda se stessa sull’esempio offerto dalle opere realizzate in vita dai suoi fedeli e dai suoi sostenitori e che esclude dal piano di salvezza chi le si è opposto.

Il ciclo di affreschi è stato eseguito tra gli anni trenta – quaranta del Duecento, in una fase leggermente successiva la canonizzazione di San Domenico (1234) raffigurato come esempio della Giusta Emulazione.

I dipinti presentano profonde analogie stilistiche e decorative con gli affreschi della Cappella di san Gregorio a Subiaco (1228) e soprattutto con le immagini campite sulle volte della cripta del Duomo di Anagni, attribuite al Terzo Maestro, un pittore formidabile per la forza espressiva e la sintesi con cui costruisce la composizione. Il nuovo senso dello spazio con cui sono costruite le scene, la coralità nella rappresentazione del lavoro dei Mesi, il naturalismo, l’esuberante vitalità dei partiti decorativi, la profonda relazione con la cultura classica proiettano una luce assolutamente nuova sulla realtà pittorica romana della metà del duecento e restituiscono alla città un ruolo centrale nell’elaborazione del nuovo linguaggio artistico.

Le monache agostiniane di clausura apriranno l’Aula al pubblico in primavera.

Caravaggio restauro aperto


Un evento eccezionale quello proposto a Roma presso gli spazi della Camera dei deputati in via del Parlamento, dal 7 ottobre al 31 gennaio 2010. “Caravaggio, restauro aperto” consente infatti di seguire giorno per giorno i lavori di conservazione che verranno eseguiti su una delle opere più suggestive ed intime di Caravaggio, l'”Adorazione dei Pastori” del Museo Regionale di Messina. L'opera, collocata all'interno del Punto Camera in via del Parlamento, sarà restaurata da Valeria Merlini e Daniela Storti ogni giorno sotto gli occhi del pubblico.
I lavori saranno diretti dal Dott. Gioacchino Barbera, Direttore del Museo Regionale di Messina e dall’ ISCR Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro.
L’iniziativa è promossa dalla Camera dei deputati, e voluta dalla Regione Sicilia sostenuta grazie al contributo di uno Sponsor unico, Fastweb, che offrirà inoltre la possibilità al pubblico di prenotare, attraverso il sito www.fastweb.it, una visita al “cantiere aperto” durante tutto il periodo di restauro. Sempre attraverso il sito si potrà essere aggiornati sull’andamento dei lavori, seguire in tempo reale l’elaborazione dei dati scientifici prodotti e trovare notizie ed informazioni sul dipinto, sulla sua storia e sul geniale artista che l’ha eseguita.
Due giorni la settimana, il mercoledì e il venerdì dalle ore 15 alle 17 con prenotazione obbligatoria, sarà infatti possibile accedere all’interno del Punto Camera a gruppi di 10 persone ogni 20 minuti , per assistere agli interventi in corso sull’opera avvalendosi della guida esperta delle restauratrici. Negli altri giorni chi passerà in Piazza del Parlamento potrà vedere l’esecuzione dei lavori attraverso una delle vetrate dello spazio attrezzato a laboratorio di restauro.
Il lavoro eseguito dai tecnici verrà filmato in tutte le sue fasi e trasmesso all’esterno in alcuni video costantemente aggiornati.
La tela giunta a Roma dal Museo Regionale di Messina, dalle considerevoli dimensioni cm 314 X 211, realizzata nel 1609 da Caravaggio appare all'interno del Punto Camera in tutta la sua intima e riservata bellezza. La Vergine, riposa a terra tra la paglia tenendo a se il suo bambino appena nato, San Giuseppe e i pastori si sporgono verso di lei con ammirata discrezione, mentre un bue ed un asino di straordinaria bellezza osservano la scena.
L'evento anticipa di qualche mese l’apertura delle celebrazioni per 400 anni dalla morte di Caravaggio, che interesseranno, tutto il 2010. L’”Adorazione dei pastori” infatti al termine del restauro sarà esposta alla grande mostra "Caravaggio" che dal 18 febbraio prossimo sarà ospitata alle Scuderie del Quirinale.
Per l’occasione sarà disponibile un catalogo edito da Skira che raccoglierà i risultati del lavoro tecnico e scientifico, corredato anche da importanti contributi storico artistici.

IL PROGETTO:
In occasione del quarto centenario dalla morte di Caravaggio, il dipinto l’Adorazione dei pastori, verrà sottoposto ad un restauro conservativo nel periodo settembre 2009 – febbraio 2010 per migliorare il suo stato di conservazione, come da tempo si auspicava di poter fare.
Tutte le operazioni tecniche e scientifiche si svolgeranno secondo la metodologia del restauro aperto, presso gli ambienti della Camera dei deputati, che si affacciano su Piazza del Parlamento.
Secondo una prassi da noi già sperimentata (Caravaggio La Madonna dei Pellegrini 1999; Giulio Romano Sacra Famiglia 2007) come restauratori, opereremo sul dipinto mantenendo un contatto continuo con un pubblico di appassionati e di studiosi, ma anche di passanti e turisti, dando notizie ed
informazioni sulle operazioni in corso. Chi attraverserà in quei mesi Piazza del Parlamento, potrà vedere attraverso le vetrate l’esecuzione dei lavori, apprendere con un video continuamente aggiornato una sintesi del lavoro svolto fino a quel momento, ma anche prenotarsi per poter vedere l’opera più da vicino e porgere domande ai tecnici.
Al termine del restauro (fine gennaio), l’Adorazione dei pastori sarà presentata alla Camera dei deputati unitamente ai risultati del lavoro svolto, che verranno raccolti in un catalogo. Questa pubblicazione ed il documentario prodotto durante i lavori dal regista Antonio Farina, accompagnerà l’opera alle Scuderie del Quirinale, sede prestigiosa della grande mostra “Caravaggio”, che accoglierà proprio nell’anno della celebrazione, capolavori del genio lombardo provenienti dai più grandi musei del mondo.

IL RESTAURO:
Il dipinto messinese, già oggetto di un intervento nel 1921 e successivamente nel 1950 da parte dell’Istituto Centrale per il Restauro (l’attuale ISCR), pur presentando il supporto in buono stato di conservazione, mostra una persistente disomogeneità della superficie dipinta che si manifesta attraverso ossidazioni e sbiancamenti, particolarmente visibili nella parte centrale della composizione.
Alcune stuccature si presentano sottolivello rispetto alla pellicola pittorica e sono estremamente visibili numerose alterazioni delle precedenti reintegrazioni
pittoriche.
Il recupero dei valori cromatici originali, dei piani prospettici e di rapporti chiaroscurali, avverrà attraverso la graduale e controllata rimozione delle sostanze
estranee al dipinto, con l’ausilio della strumentazione scientifica più avanzata e secondo i parametri estetici concordati con la direzione dei lavori.
Il restauro sarà affiancato da una consistente campagna diagnostica rigorosamente non distruttiva condotta da M.I.D.A. di Claudio Falcucci, che oltre a costituire un insostituibile supporto durante le operazioni conservative, fornirà importanti elementi relativi alla tecnica esecutiva.

martedì 13 aprile 2010

Restauro di una scultura lignea policroma





Scultura lignea policroma ,intervento di restauro: rimozione dello sporco grasso, consolidamento delle zone sollevate con colla di coniglio,piccole stuccature a gesso e colla (colla di coniglio 1:10) e gesso di bologna (solfato di calcio)
Grattatura meccanica a secco (bisturi e retino di ottone) a livello di strato pittorico.
Leggero ritocco cromatico ad acquarello con tubetti di acquarelli (Winsor & Newton)

Restauro di sculture lignee: questo particolare intervento di restauro è organizzato in funzione del materiale di cui si compone la statua (sostanzialmente legno e cartapesta). Anche in questo caso è indispensabile la diagnosi strutturale e l'indagine storico-fotografica dell'opera. Questa attività permette di risalire alla decorazione originale dell'opera. Sintetizzando, le fasi operative dell'intervento di restauro sono:

1) esecuzione dei saggi di pulitura e verifica di eventuali interventi di restauro precedenti;
2) asportazione degli strati di colore;
3) fermatura delle parti rialzate e sconnesse con colle di origine animale
4) ripristino e consolidamento del basamento ( se è presente )
5) stuccatura e reintegrazione pittorica;
6) patinatura e successiva protezione finale.

lunedì 12 aprile 2010

Foto prima e dopo il restauro della Tavola lignea " Angelo Annunziante "in collaborazione con lo studio del restauratore Giorgio Gioia


Restauro della Tavola lignea " Angelo Annunziante "in collaborazione con lo studio del restauratore Giorgio Gioia



ANGELO ANNUNZIANTE



Supporto
La dimensione totale della tavola prima dell’intervento era 120,5 cm di larghezza per 264 centimetri d’altezza per 0,5 cm circa di spessore.
Il dipinto su tavola raffigurante l’Angelo Annunziante è arrivato senza struttura di rinforzo in quanto precedentemente rimossa.
Il supporto originale presentava deformazioni, ondulazioni, fessurazioni, tagli e spaccature nel legno a causa delle variazioni termoigrometriche.
(Vedere mappatura del degrado della tavola raffigurante l’Annunziata documentazione fotografica digitale).
Leggenda esplicativa delle alterazioni e altri degradi nella tavola dell’Angelo Annunziante
A data 28 di febbraio 2005 la tavola presentava le seguenti alterazioni:
1. Spaccatura centrale. Comprende le dimensioni totali della tavola. L’asse destra si presenta più sollevata che quella sinistra.
2. Spaccatura generalizzata che comprende le dimensioni totali della tavola. Per quanto riguarda ai dislivelli ci riferiamo alla mappatura dei movimenti e andature delle asse.
3. Taglio formato dovuto all’abbassamento delle spaccature della zona centrale. Comprende 120 cm. di
lunghezza. Rispetto all’asse contigua, l’asse di destra si trova in una zona depressa.
4. Taglio di 92,3 centimetri di lunghezza. Presenta spostamenti trasversali.
5. Taglio di 27 centimetri di lunghezza, sollevata a cuspide.
6. Taglio di 36 centimetri di lunghezza, sollevata a cuspide.
7. Taglio di 19,6 centimetri di lunghezza, sollevata a cuspide.
8. Taglio di 9 centimetri di lunghezza, sollevata a cuspide.
9. Taglio di 14,2 centimetri di lunghezza, sollevata a cuspide.

Si è realizzato una mappatura per segnalare i deslivelli e bombate fra le asse.

Strato preparatorio
Lo strato di preparazione è bianco. Realizzato a gesso colla e molto sottile,infatti si vedono a luce radente I segnidella segagione
Lo stato di conservazione di questo strato è pessimo. Lo evidenzia l’enorme quantità di lacune presenti su tutta la superficie. La massima quantità di lacune coinvolgenti anche la pellicola pittorica si estendono in modo eterogeneo su tutta la superficie.
Contrariamente alle altre due opere, non tutte le lacune di strato pittorico della tavola raffigurante l’Angelo Annunziante se ripercuotono agli strati più profondi, quindi possiamo trovare quelle che interessano tutti gli strati(preparazione e strato pittorico) o soltanto lo strato pittorico.
Si sono evidenziate incisioni sulla superficie che corrispondono esattamente al disegno, come nel caso delle piastrelle del pavimento dello sfondo, nella zona in basso. Queste linee di disegno sono state incise direttamente sulla superficie.
Le incisioni come i graffi sparsi sullo strato preparatorio, sono ricoperti di colore, per cui sono stati realizzati prima della realizzazione del dipinto.

Strato pittorico
La tecnica usata è l’olio.
Lo strato pittorico é molto sottile e delicato. E’ stata eseguita una tecnica a velature in forma di sovrapposizione di sottilissimi strati di colore come vediamo nelle ali o nell’incarnato.
Nella tavolozza predominano diverse gradazioni di colori verdi, malve e viole.
La stesura della pennellata è molto liscia e segue le forme del disegno.

Non sono presenti iscrizioni.

Lo stato di conservazione dello strato pittorico è cattivo e presenta sollevamenti localizzati nei seguenti punti:
1. Nelle ali dell’Angelo
2. Punti generalizzati della figura de l’Angelo (vedere mappatura del degrado dello strato pittorico)
3. Parte inferiore della tavola (pavimento), in particolare l’angolo inferiore destra presenta gravi lacune.
4. Le zone contigue alla giuntura delle assi.
5. Piccoli punti sparsi su lo sfondo in modo eterogeneo.
Questi sollevamenti si ripercuotono negli strati più profondi (preparazione).
Contrariamente a come succedeva nelle altre tavole, ci sono dei punti in cui le lacune sono soltanto di strato pittorico, rimanendo a vista la preparazione.

Strati di superficie
La tavola è pervenuta in laboratorio con la pulitura della superficie pittorica effettuata in precedenza.
VerniciRidipinture ed stuccature
Si sono trovato residui di ridipinture realizzate ad olio in determinati punti delle braccia dell’angelo, nelle ali e nella zona del pavimento.






RELAZIONE TECNICA di RESTAURO
Supporto
Verso del supporto
1. Pressatura del supporto nella parte del retro con letto di morsetti
2. Levigatura della superficie del retro del supporto con carta vetro
3. Scanalature in senso longitudinale per permettere l'appianameto e rendere il legno meno sensibile alle variazioni termoigrometriche.
4. Riempimento degli spessori del legno della tavola con appositi inserti di balsa.
5. Incollaggio del legno di balsa di 1 cm di spessore con Bostik con le fibre incrociate lasciando libero tutto il perimetro di 2,5 cm per il successivo incollaggio dei cubi perimetrali.
6. Incollaggio dei cubi in legno di pioppo di 2,5x2,5x 1 cm..
7. Incollaggio del supporto alveolare a nido d'ape (Pannelli compollam: revestimento esterno costituito da un tessuto in fibra di vetro bidirezionale impregnato in resina epossidica trattata in modo ruvido (Peel ply) con struttura interna alveolare in alluminio.
8. Incollaggio dell’impiallaciatura in legno di frassino con Bostik
9 Colorazione del supporto con mordente e rolla di noce imitando la colorazione del legno della tavola
10. Protezione del legno con cera







Recto del supporto
1. Applicazione di pressione e umidità localizzata nella zona bassa sinistra (spaccatura) sullo sfondo per abassare il dislivello fra le asse .

Policromia
1. Svelinatura con soluzione (1:1) di alcool acetone al 4% in idrossi propil cellulose (Klucel)
2. Puliture meccanica dei residui di stuccature e ridipinture dello strato pittorico.
3. Eliminazione delle ridipinture con sverniciatore delicato, meccanicamente e con solvent gel a pH
controlata:
2 g acido citrico
100 ml acqua
10 ml Trietanolammina
3 g. Klucel

Strati di protezione e superficie
4. Verniciatura a pennello con vernice retoucher Lefranc & Bourgeois (glossy) al 50 % in White spirit.
5. Stuccatura a gesso cola (colla di coniglio 1:13) e gesso di bologna (sulfato di calcio)
6. Grattatura a secco (bisturi e rettino di ottone)
7. Ritocco cromatico ad acquarello con tubetti di acquarelli (Winsor & Newton)
8. Rittocco alla vernice con colori a vernice (Maimeri)
9. Verniciatura finale di protezione a spruzzo con Vernice finale lucida e matt (Lefranc & Bourgeois)

Restauro in collaborazione con lo studio Giorgio Gioia, tela raffigurante Apollo in Parnaso,villa Imperiale,Genova








RESTAURO DELLA TELA “ APOLLO IN PARNASO” collocato a decorazione del soffitto dell’atrio di Villa Imperiale

Supporto
Il dipinto,che misura cm 353 x 534 (si trovava nel soffitto di una stanza di Villa Imperiale ed è composto da otto strisce di tela unite fra di loro mediante cuciture molto sottili, non sovrapposte, a punto di Bologna. Il filo delle cuciture, il quale passa attraverso il primo filo della cimasa, è più chiaro di quello costituente la tela e la sua torsione è a S (in senso
orario).

Le misure delle strisce verranno indicate nello schema allegato.
La tela ha una tramatura fitta e la torsione dei fili è a Z (senso antiorario) avendo una densità totale di nove fili di trama per nove fili di ordito al cm.2.
I fili orizzontali che costituiscono ogni fascia sono leggermente più spessi dei fili verticali per cui il rilassamento generale della tela si presenta in altezza; infatti un lato misura 353 cm. e l’altro lato 347 cm.

Le variazioni termoigrometriche e gli agenti atmosferici inquinanti hanno accellerato i processi di invecchiamento delle fibre del tessuto organico (lino o canapa) rendendole più deboli, fragili e in pericolo di strappo e più oscure per effetto di invecchiamento.

Il fissaggio della tela al soffitto, attraverso una listellatura eterogenea in legno, ha creato una camera d’aria umida fra la volta e la tela, creando un clima favorevole alla proliferazione di muffe e altri tipi di organismi e sfavorevole alla conservazione del manufatto.

Il continuo rilassamento delle fibre costitutive del dipinto ha fatto ingrandire le dimensioni di altezza sia dalla parte destra che di sinistra, e uno spanciamento dovuto all’aumento del peso della tela per l’azione dell’umidità. Per compensare questo effetto la tela è stata rifissata con sellerine in ferro lungo tutta la superficie e in particolare lungo i listelli che percorrono il dipinto in senso longitudinale, creando una stesura a effetto materasso.
Lungo il lato destro ci sono tre tagli di 10, 9 e 10 cm rispettivamente dei quali 9, 7 e 6,5 interessano la pellicola pittorica. Il primo dei tagli si sovrappone 1,5cm., il secondo 1,2cm. e il terzo 2 cm.
Per quanto riguarda il lato sinistro, possiamo osservare lo stesso tipo di danno, ma l’allungamento è stato minore, per cui si trova un unico taglio di 11,5 cm. dei quali 9 cm. sono di pellicola pittorica, avendo una sovrapposizione di 1,3 cm.
Questi tagli sono stati rinforzati ed incollati superficialmente con una colla vinilica che ingiallita, ha plastificato le fibre rendendole rigide.
Nel centro del dipinto (vedi schema aggiunto) è stato fatto un buco per poter ancorare il sopporto del lampadario.
Le misure della lacerazione sono 21,5 cm. di larghezza x 11,5cm. di altezza.
Vi sono diversi aloni che appaiono sia nel retro della tela che sulla pellicola pittorica, causati probabilmente dalle colature per effetto della condensazione del’umidità nel soffitto, o per colature di acqua dal soffitto. Queste macchie alterano sia il supporto, lo strato preparatorio che lo strato pittorico.

La tela nel trascorre del tempo ha accumulato polvere e altri strati di sporco grasso, cioè fumo, particellato atmosferico che l’hanno scurito uniformemente.

Strato preparatorio
Lo strato preparatorio è steso in una campitura piuttosto sottile a fondo neutro, il quale è stato usato come base tonale, sopratutto nella zona del cielo, dove si sovrappongono velature di altri colori: rosa, azzurro.

Il cattivo stato in cui si presentano le zone allargate della parte bassa, molto danneggiate per colature di acqua, e lo stato pulverulento del dipinto rendono difficile assicurare che ci sia stata preparazione in queste zone.

Pellicola pittorica
Il dipinto si presenta in uno stato pulverulento dovuto alle variazioni continue ditemperatura e umidità, per cui si sono perse le proprietà agglutinanti del legante usato.

Si tratta probabilmente di un legante a base “proteica”, molto magra e sensibile all’acqua. La pellicola pittorica si presenta in stato pulverulento soprattutto nelle zone perimetrali.

Intervento di Restauro
Premessa
Il dipinto, inchiodato ad una griglia di legno che segue le dimensioni della nicchia, si configura più come un elemento decorativo dell’architettura che un normale dipinto su tela incastonato nel soffitto. Anche la qualità della materia e la preparazione sottilissima e inesistente in molte parti rende il dipinto meno resistente alla trazione.

Una tela può durare un tempo piuttosto limitato in queste condizioni prima che abbiano luogo le fastidiose deformazioni “a trapunta” dovute alla presenza di vincoli puntiformi che si oppongono alla forza di gravità.
Si è pensato quindi a un supporto che offra un vincolo continuo, anziché puntiforme,realizzata dei pannelli leggeri ad elevata resistenza.

Un supporto rigido può essere assemblato rapidamente in cantiere ed avrebbe il vantaggio di riproporre un sistema di montaggio più simile a quello originario, ma senza lo sgradevole “effetto trapunta” dato da un qualsivoglia vincolo puntiforme.
Una simile soluzione permetterebbe di affrontare la forma irregolare del perimetro del dipinto senza problemi, in quanto il supporto sarebbe ritagliato sulla forma della nicchia,
evitando di affrontare gli aspetti della distribuzione delle forze. La cornice potrebbe essere montata direttamente sul supporto.


Intervento
Dopo la creazione di un ponteggio sono stati rimossi i chiodi e sostituiti con puntine da disegno,questo per permettere una rimozione veloce dalla grata in legno e per non dare il tempo alla tela di subire piegature che potrebbero danneggiare la superficie pittorica.
Infatti i chiodi arrugginiti,la cui rimozione è durata circa mezza giornata, non permettevano alla tela di posarsi contemporaneamente sulla superficie del ponteggio senza piegature.
La tela arrotolata e protetta con carta velina e pluribol è stata portata in laboratorio.
In laboratorio è stata srotolata e pulita dal retro rimuovendo strati di sporco, polvere,ragnatele con pennelli e aspirapolvere.
E’ stata in seguito effettuata una prima stiratura per rimediare alle deformazioni della tela acquisite nel tempo a causa delle inchiodature sulla superficie pittorica.
I tagli della tela sono stati fatti riaderire con Beva film rinforzato con fibre di lino.
Nei punti di giunzione tra le diverse pezzature di tela ,dove le cuciture si erano spezzate
,sono state effettuate graffette di rinforzo con polvere di poliammide e fibre di lino.
Nelle lacune della tela sono stati effettuati inserti con tela di lino apprettata con beva e fatta aderire ai bordi con polvere di poliammide.
Consolidamento della tela per impregnazione con Beva al 20% in White spirit.


La tela è stata girata ed effettuato il consolidamento della pellicola pittorica con Plexisol al 5% a spruzzo,ripetuto per due volte.
E’ stata preparata la tela da rifodero del tipo pattina senza cuciture, tesa sul telaio interinale e rinforzata con Beva al 15% a spruzzo.
A questo punto la tela è stata foderata mediante stiratura dal retro.
La pulitura della superficie pittorica è avvenuta con gomme Wishab e con briciole di gomma pane,infatti tutte le prove effettuate con solventi formavano aloni ai bordi.

Gli aloni esistenti sono stati attenuati con percloroetilene.igroina e xylolo.
Stuccatura di alcune lacune con un sottile strato di gesso e colla.
Reintegrazione pittorica con colori ad acquerello e con colori a guazzo.
L’assemblaggio dei pannelli alveolari Compolam GE 836, con pelle vetro epossidica e anima in nido d’ape di alluminio ,da mezzo pollice è avvenuta in cantiere per l’impossibilità di far entrare il pannello una volta completato nella stanza, si è preparato uno schema di montaggio e i pannelli sono stati uniti con resina epossidica e perni di acciaio inox filettati.

Il montaggio è avvenuto in verticale,in quanto non è stato possibile avere un piano orizzontale a disposizione.
Si è dovuto ricorrere a barre di alluminio e morsetti come guida per un preciso assemblaggio.
Il pannello è stato sagomato in modo da avere perfettamente la forma irregolare del vano in cui deve essere inserito.


Il pannello in alveolare è stato avvitato nei punti in cui vi erano le barre metalliche di rinforzo nel soffitto,inserendo viti in acciaio inox 18/10 di un cm di diametro lungo il bordo del pannello stesso ( evitando quindi di interessare la superficie dipinta ed eliminando la vecchia grata di legno).E stato anche riutilizzato l’anello centrale di collegamento.

Restauro in collaborazione con lo studio di restauro Giorgio Gioia : Luca Cambiaso " Il Ratto delle Sabine "





IL RESTAURO DEL SALONE CON VOLTA AFFRESCATA DA LUCA CAMBIASO




Il restauro degli affreschi del piano nobile era iniziato gia nell’anno 1999 con il consolidamento delle strutture della cosiddetta sala "Genova" e con il restauro delle volte delle sale del "Sole", e di "Aurora".
Il complesso intervento di descialbo, effettuato in gran parte a bisturi e con impacchi solventi, ha permesso il recuperare delle decorazioni parietali della sala(di Amore e Psiche), della loggia posteriore,della cappella e del suo disimpegno. L’asportazione delle ridipinture ha sentito il recupero dell’inedito quadro affrescato con "Amore che scopre Psiche",attribuito all’Ansaldo. Contemporaneamente si e proceduto alle operazioni di pulitura del colore ed al restauro conservativo dei dipinti murali sulle volte della sa1a (del Concilio degli Dei) e della Loggia Posteriore.
Senza entrare nel dettaglio di ogni singola fase del recupero, si evidenzia l’importanza del ripristino di una parte dell ’ambientazione decorativa delle sale del piano nobile, e del restauro di un raro pavimento in piastrelle bianche e blu maiolicate di epoca quattro-cinquecentesca.
Purtroppo l’entità dei finanziamenti non ha consentito di estendere l’intervento alle pareti di tutte le sale quali: sala "Genova", sala "Apollo in Parnaso", salone "Ratto delle Sabine", salone "Concilio degli dei" ,sala "Aurora", sala "Sole"; che sono attualmente ancora ricoperte da intonaco e scialbo e che si spera possano essere recuperate in futuro. Per opportuna conoscenza ed a testimonianza della presenza di decorazioni pittoriche sottostanti lo strato di colore ed intonaco, sono state lasciate apposite "finestre" nell’ intonaco, discialbandone alcune porzioni nel corso dei lavori.
Durante l’esecuzione del restauro dei dipinti murali, sono state effettuate numerose verifiche analitiche, che hanno ,fornito informazioni necessarie per l’impostazione del restauro e per le valutazioni delle scelte da seguire nell’eliminazione di ridipinture e nella conservazione degli elementi originali, ma anche dati importanti sulle tecniche esecutive adottate dal Cambiaso e dal Calvi.
Sono state identificate ampie superfici dipinte con malachite naturale e blu di smalto a tempera, fondi preparati " a secco" dei fratelli Calvi,numerose rifiniture con biacca a tempera nel soffitto del Cambiaso e addirittura una sala interamente realizzata con colori stemperati con tempera e biacca interamente alterata, un particolare e raro fenomeno di decolorazione del blu di smalto.
Nell’ambito del recupero del piano nobile e stato restaurato anche un grande dipinto a tempera su tela del secolo XIX collocato sulla volta dell’atrio; non essendo stato possibile effettuare il restauro in loco, poichè tutto l’edificio era interessato da lavori di restauro e non esisteva alcun locale che potesse garantire le condizioni di pulizia necessarie per effettuare correttamente il lavoro, la tela è stata trasportata in laboratorio, restaurata e quindi riportata in cantiere, collocata su un pannello alveolare e quindi riposizionata sull’estradosso della volta.


Le tecniche esecutive dell’affresco del Cambiaso.

I dipinti della volta erano stati eseguiti su un intonaco di circa 0,5 centimetri di spessore costituito da calce e sabbia di granulometria piuttosto fine, questo strato era applicato sull’ arriccio, avente circa 4 centimetri di spessore e direttamente aggrappato alle stuoie di canniccio.
L’accurata esecuzione dell’opera e confermata dalla presenza di una sinopia piuttosto dettagliata realizzata sullo strato di arriccio e da un disegno preparatorio, anch’esso piuttosto curato, realizzato sull’intonaco finale, entrambi ottenuti con un pigmento rosso molto stemperato. Il riporto del disegno è avvenuto con l’aiuto di una quadrettatura realizzata con lo stesso colore utilizzato per la sinopia e disegno preparatorio; non è da escludere che la quadrettatura sia servita per costruire le linee che definiscono gli scorci prospettici. L’analisi con luce radente ha permesso di individuare incisioni eseguite direttamente sull’intonaco fresco con punte di chiodi, utilizzate per tracciare gli archi e la battitura dei fili sulla volta inferiore (lato sud).
La tecnica pittorica e piuttosto complessa: sembrerebbe un mezzo fresco perchè le stesure del colore risultano abbastanza corpose, ed il pigmento sembrerebbe arricchito con latte di calce. Alcune campiture, come le basi nere per le finiture a tempera, potrebbero essere a fresco; mentre le campiture a secco corrispondono ai verdi malachite e ai blu di smalto.
Poichè lo smaltino impiegato dal Cambiaso è stato realizzato con diverse qualità di questo pigmento, a seconda dell’ effetto cromatico voluto, i blu più intensi, come quelli utilizzati nei fondi delle Sibille della volta perimetrale o sulle vesti di alcuni personaggi, risultano applicati a tempera mentre quelli del cielo risultano realizzati a fresco. La precisione dei particolari e evidente nella stesura dei verde malachite, dei quali sono presenti almeno due toni differenti, per creare effetti di ombreggiature. Anche le basi scure a fresco, sulle quali i verdi sono stesi, paiono di tonalità diverse a seconda dell’effetto di chiaroscuro che si voleva ottenere. L’osservazione con luci radenti delle superfici ha permesso di cogliere anche il diverso grado di macinazione di alcuni pigmenti. Ad esempio nei cieli l’effetto delle nuvole e ottenuto con campiture di "bianco di S. Giovanni" molto granuloso; oltre a questo pigmento bianco si e rilevata la presenza di "bianco di piombo” o "biacca", utilizzata dal pittore, per lo più mescolata con altri pigmenti, nella realizzazione degli incarnati, e pure, per le lumeggiature finali.
Non è stato facile stabilire l’ordine delle giornate di lavoro della volta perimetrale, perchè il pittore e la sua scuola hanno proceduto alla stesura delle giornate in maniera funzionale alla concezione schematica della decorazione.
La studio delle giornate, ottenuto dall’osservazione delle sovrapposizioni, ha permesso di determinare che in questo settore sono state realizzate per prime le giornate riguardanti i gruppi delle erme, sia quelle angolari che quelle disposte lungo le pareti. Successivamente sono state realizzate le quadrature delle cornici pittoriche, e per ultimi i soggetti storici, le Sibille e i monocromi centrali. Non è possibile comprendere con maggiore precisione l’ordine nel
quale sono stati realizzati i dipinti all’interno delle quadrature.
I giunti di giornata sono ben sfumati, ma comunque evidenti, senza l’ausilio di luci radenti, a distanza ravvicinata.
Sulla parete verticale, appena sotto la volta, e raffigurata una balconata con colonnine e putti appoggiati a basamenti in marmo bianco, che sorreggono le balaustre. La tecnica pittorica e la stessa utilizzata dal Cambiaso per il "Ratto delle sabine", con maggior quantità di stesure a secco.
La balaustra e i puttini sono stati realizzati con tecniche a mezzo fresco le campiture di base sono ottenute con stesure di pigmento in latte di calce su intonaco in fase di carbonatazione. Le finiture delle colonnine risultano piuttosto corpose, perchè eseguite con latte di calce, mentre nei puttini, i volumi sono resi pittoricamente con poche ombre e lumeggiature a calce, gli effetti plastici e di profondità sono ottenuti con poche tonalità di grigio, l’effetto di
profondità e realizzato con pennellate quasi "grafiche" di grigio scuro.
I fondi blu del cielo sono realizzati, come di prassi, con una base ad affresco di colore scuro e successiva stesura di smaltino. Le analisi chimiche hanno rivelato la presenza di un legante proteico (forse colla animale).


Stato di conservazione.

I dipinti del Cambiaso, grazie alla grande qualità tecnica con la quale sono stati eseguiti, non manifestavano gravi degradi, almeno per quel che riguarda i materiali costitutivi, fatta eccezione per il deperimento dei leganti organici delle tempere. Sono state riscontrate due diverse tipologie di degrado, la prima legata alle condizioni della volta prima del crollo, la seconda alla situazione successiva.
Prima del crollo, la volta presentava grossi problemi di dissesti e cedimenti, con lesioni che hanno contribuito al crollo stesso, mentre il dipinto presentava degradi provocati da fattori termoigrometrici, da interventi di manutenzione realizzati in tempi passati, non sempre con tecniche corrette, e, solo marginalmente, degradi legati a problemi insiti nella tecnica esecutiva del dipinto. Dopo il crollo si sono verificate infiltrazioni di acqua e la permanenza, durata l0 anni, dei puntelli e dei pannelli di policarbonato, ha provocato qualche danno.
Subito dopo il crollo era stato effettuato un pronto intervento, consistente appunto nella posa in opera di pannelli di policarbonato e puntelli a sostegno della volta, necessari ad evitare ulteriori distacchi.
Tale intervento era stato indispensabile, e sicuramente e risultato efficace nella protezione della struttura da ulteriori cedimenti, tuttavia la ponteggiatura provvisoria, avrebbe dovuto essere smantellata in tempi brevi, non ne era prevista una prolungata permanenza, come invece si e verificato a causa della difficoltà di reperimento dei fondi necessari al consolidamento ed al restauro. La presenza del policarbonato ha determinato delle variazioni nel microclima
(umidità, scarsa traspirabilità) causando la formazione superficiale di patine, efflorescenze saline e di muffe.
Durante il periodo di chiusura, inoltre, la villa ha subito anche infiltrazioni di acqua piovana, che hanno provocato dilavamenti particolarmente consistenti in corrispondenza della balaustra dipinta sotto la volta principale. Le colature, ben visibili su volta e pareti, oltre al dilavamento dei colori, hanno causato il trasporto di detriti e depositi polverosi sulla superficie.
Dalle crepe di maggiori dimensioni , si notavano delle colature di colore giallastro, probabilmente tannino proveniente dall’incannicciato e dalle travi lignee colate sul dipinto sottostante.
Inoltre nelle zone più colpite dalle infiltrazioni, in particolare in presenza dei pannelli di policarbonato, si notava la formazione di una patina di solfati.
In generale la volta era interessata da macchie e aloni bianchi, (di dimensioni varie), e marroni (della grandezza di piccole gocce). Dalle analisi chimiche si è rilevata la presenza di solfati e ossalati nelle macchie di colore chiaro, mentre quelle scure sono risultate essere escrementi di mosca. Molte formazioni erano dovute alla presenza di attacchi microbiologici di funghi microscopici.
La presenza di materiale organico alterato, potrebbe essere dovuta a sostanze di tale natura gia utilizzate dal pittore originariamente, oppure potrebbe essere dovuta a fissativi, consolidanti o ravvivanti che potrebbero essere stati usati in un intervento di restauro, di vecchia data.
Sono stati individuati anche vecchi rifacimenti, di cattiva qualità, consistenti in rasature in gesso ritoccate a tempera localizzate per lo più sulla porzione sud della volta.
Dopo la realizzazione del dipinto erano stati introdotti alcuni nuovi elementi, come l’aquilotto in stucco, forse riconducibile al passaggio di proprietà del bene alla famiglia Imperiale (infatti nello stemma araldico della famiglia è presente un’aquila).
Inoltre si é notato che la corona di Numa Pompilio, nel dipinto centrale del voltino perimetrale del lato ovest, é stata cancellata con pennellate di calce, forse durante il periodo rivoluzionario o Napoleonico; mentre i pallini di piombo, sparati in più punti della volta, sembrano risalenti all’epoca dell’occupazione austriaca nel 1747.
Il colore blu del fondo applicato "a secco", nel fregio raffigurante la balaustra con putti, presentava degli "ingiallimenti"; le analisi chimiche hanno accertato la presenza di blu di smalto applicato a tempera su una base a fresco o a calce di grigio scuro, quasi nero. Questo colore presentava problemi di coesione ovunque e, sul lato sud, anche una radicale alterazione del colore e una patina grigio-giallo, causata probabilmente dall’alterazione di qualche sostanza organica. Inizialmente si era ipotizzato che le alterazioni fossero state causate da un eventuale protettivo steso per fissare il colore, ma potrebbe anche essere dovuta ad una alterazione del legante originale.
Il lato sud risultava comunque quello nelle condizioni peggiori, ove si erano verificati il cedimento strutturale e le più gravi infiltrazioni di acqua dal tetto,e dove inoltre la superficie pittorica era generalmente anche coperta da una patina di polveri sedimentate.

Restauri strutturali e ricollocazione frammenti.

La struttura della volta (convenzionalmente denominata "capanno") è costituita da un’orditura di travi di pino su cui sono sospese delle costolonature lignee cui aderisce, tramite chiodature, il canniccio intonacato. La struttura è costituita da un doppio padiglione, con travi che corrono all’interno di un cornicione in stucco. L’opera é stata realizzata riutilizzando parte del precedente soffitto ligneo a travature a vista quattrocentesco. Questa struttura di sostegno era contemporaneamente piano di appoggio della copertura in ardesia delle quattro falde del tetto e sostegno della volta con intonaco affrescato.
Tra le modifiche architettoniche e strutturali che ha subito l’edificio,e che hanno influito sullo stato conservativo della volta, figurano sopraelevazioni e modifiche alla geometria delle coperture, tra cui lo spostamento del colmo del tetto avvenuto a più riprese tra ‘60O e ‘800 e ancora nel ‘900.
Questi lavori, contestualmente all’aumento dei carichi gravanti sull’edificio, a sostanziali modifiche alle murature portanti nel piano terra, e al cedimento del terreno argilloso su cui fonda, hanno modificato gli equilibri statici dello stesso edificio, e comportato un abbassamento della muratura della facciata, con il conseguente dissesto delle retrostanti e soprastanti strutture, compreso il distacco del canniccio dalle centine e delle cornici interne alla volta dipinta dal Cambiaso,che hanno subito una rotazione, con conseguente frattura e crollo dell’intonaco.
Verificando da vicino il manufatto si è constatato che la vicinanza con l’ambiente esterno ha influito negativamente sulla conservazione degli elementi metallici e lignei della struttura. Si osservavano infatti vistosi attacchi di insetti xilofagi, mentre le chiodature di ancoraggio erano in parte ossidate e non più efficienti. Nonostante la presenza di
infiltrazioni di acqua piovana, che avevano segnato in più punti la superficie affrescata,l’intonaco era ancora sano e robusto, questo pero non ne ha potuto impedire il distacco dalla armatura della volta.





Subito dopo il crollo del 24 settembre 1994, e stata realizzata una ponteggiatura provvisoria per sostenere con puntelli e pannelli in policarbonato trasparente l’affresco. Contemporaneamente venne effettuato il recupero dei frammenti al suolo (la lacuna era di circa 12 metri quadrati), la loro catalogazione per settori di provenienza, in base uno schema di ascisse e ordinate, per la collocazione in cassette numerate.
Nel 2003 e iniziato il restauro della volta affrescata da Luca Cambiaso.
Il Comune ha provveduto allo smontaggio del manto di copertura, alla creazione di una copertura provvisoria soprastante il corpo centrale dell’edificio, ed alla modifica della struttura lignea portante della copertura.
Il recupero della volta del salone principale è stato eseguito con tre diverse operazioni:
a) il consolidamento strutturale degli elementi lignei costituenti il "capanno", delle centine e dei pendini; il restauro del canniccio;
b) l'assemblaggio a terra dei frammenti, la loro ricollocazione e la ricomposizione della volta;
c) il restauro della superficie affrescata.
L’estradosso della volta e stato pulito asportando gli elementi estranei, e quelli ormai deteriorati e inutilizzabili (grossi frammenti di lastre di ardesia, di legno, polveri, residui di canniccio, di malte decoese, ecc.).
Gli elementi lignei sono stati liberati dai chiodi e spolverati, il canniccio e stato pulito con spazzole, pennellesse e aspiratori.
Gli elementi lignei (centine, capriate) sono stati inoltre trattati con biocidi antitarlo e consolidati con prodotti a base di resine sintetiche in solventi organici.
Il consolidamento della volta e stato realizzato con resine epossidiche di varie formulazioni. Tali resine sono state applicate in tre fasi a distanza di tempo, interponendo delle fasce in fibra di vetro.
L’intonaco era stato precedentemente trattato per consolidarlo e chiudere tutte le microfratture per evitare possibili colatura di materiale, adoperando maltine di granulometria appropriata.
Tale fase e stata complicata dalla presenza, nell’estradosso della volta, del canniccio e delle centine aderenti allo strato di intonaco, e nell’intradosso, dai pannelli in policarbonato.
La qualità e le caratteristiche delle resine adoperate verranno descritte successivamente in apposita scheda tecnica.
Una volta eseguite le operazioni preliminari di pulitura e preparazione dell’intonaco, si è proceduto formando un reticolo di fasce posizionate sia perpendicolarmente alle centine che nella stessa direzione delle centine, in modo da intrecciarle a mo di canestro. Si è ritenuto opportuno realizzare tale reticolo, piuttosto che una calotta continua, per consentire la traspirazione dell’intonaco. Il reticolo è stato eseguito con una maglia più fitta in prossimità della lacuna, e, ove il canniccio risultava eccessivamente deteriorato e non dava alcuna garanzia di resistenza, o mancava, la
fasciatura e stata applicata con continuità.
Successivamente è stato applicato il terzo tipo di resina (Kimetec EP—IN) miscelato con catalizzatore nella proporzione di 2:1. In tal modo e stata ricostituita l’adesione tra le centine, il canniccio e l’intonaco.
Per ricostituire il sistema di aggancio delle centine alle capriate, sono stati inseriti profilati in acciaio inox, opportunamente dimensionati, con sezione ad L, disposti a due quote diverse sulle quattro falde del capanno. A tali profili sono stati avvitati dei tiranti in acciaio, non in tensione, per sostenere le centine, affiancando o sostituendo, gli originali "pendini" lignei.
Dopo aver consolidato la volta e ripristinato i collegamenti tra capanno, centine e strato di intonaco decorato costituente la volta, si è potuto smontare il sistema di puntellamento provvisorio, rimasto in sito per dieci anni.
Sono state riempite le microfessure con malte adeguate per composizione (materiali compatibili con quelli originali e traspiranti), e con granulometria diversa in relazione alle dimensioni dei distacchi nei quali doveva essere veicolata.
Ove in seguito al distacco, si era formata una tasca, questa è stata riempita e fatta riaderire con infiltrazioni di malta a base di calce idraulica e pozzolana, nella proporzione di 1:2, iniettando dapprima malta molto fluida, per preparare la superficie, bagnandola, e aumentando gradatamente la densità.
Nei distacchi di piccole dimensioni, sono state usate maltine premiscelate a basso peso specifico, che garantiscono il maggior grado di penetrazione, per la loro fluidità e per le dimensioni degli inerti.
Lungo i bordi della lacuna, il consolidamento e stato realizzato con impacchi di carbonato di calcio.
La zona a sud-est, in corrispondenza della rotazione e dell’abbassamento dell’imposta del padiglione, e risultata quella più degradata.
Il canniccio è stato restaurato mediante 1’applicazione, sulla superficie, di resina sintetica consolidante bicomponente in dispersione acquosa, con un consumo minimo di O.5kg/mq. Questa e stata applicata sulla superficie perfettamente pulita del canniccio solo nei punti destinati all’applicazione delle "bande".
Successivamente si è provveduto alla stesura a spatola di adesivo epossidico tixotropico a due componenti esente da solventi, con un consumo minimo di 4 kg/mq.
Il prodotto ha la funzione di livellare la superficie da rinforzare e di creare uno strato adesivo per la successiva applicazione del rinforzo. Successivamente è stato applicato a fresco un tessuto di armatura unidirezionale in fibra di vetro da 300 gr/mq,
Il tessuto è stato steso nella posizione stabilita ed incorporato nella massa resinosa facendo attenzione con l’ausilio di una spatola ad evitare bolle d’aria. Il tessuto in fibra di vetro e stato impregnato con resina epossidica bicomponente fluida priva di solventi ed a bassa viscosità.
Il prodotto è stato applicato a pennello in più mani, con intervalli di tempo che consentissero l’assorbimento completo, con un consumo di circa 0,8 kg/mq.
Le fasce di fibra di vetro sono state disposte tenendo conto delle fessurazioni ed hanno consentito la messa in sicurezza della volta a doppio padiglione.
I materiali compositi fibrosi usati per il rinforzo, il ripristino, il restauro del canniccio hanno elevate capacita meccaniche, che associate alla leggerezza ed alla durabilità, garantiscono la resistenza alle aggressioni da agenti chimici e all'acqua.
La disinfestazione del legno è stata effettuata con applicazioni a pennello di prodotto antitarlo ad alta penetrazione, ampio spettro, e a bassa tossicità per l’uomo. Per consolidare il legno e stato usato un copolimero di metacrilati di etil-metacrilati, in soluzione 1:1 in solvente butilacetato.
I frammenti recuperati subito dopo il crollo, erano stati conservati in cassette con l’indicazione della posizione assunta dopo la caduta. Per facilitarne l’assemblaggio, è stata collocata sul pavimento del salone una gigantografia, a grandezza naturale,della porzione crollata del dipinto, sulla quale sono state prima ricomposte le parti figurative e posizionati i frammenti più grandi e significativi, quindi le partiture architettoniche, e,dopo aver classificato i frammenti più piccoli in base ai colori, le campiture di fondo.
Su quante ricostruito, è stata sovrapposta una griglia quadrettata di riferimento, che ha consentito l’individuazione dei frammenti, numerati singolarmente.
Quindi in aderenza della volta, sono stati collocati dei supporti costituiti da strisce di doppi fogli di plexiglass, ancorati alle centine con tiranti di lunghezza regolabile, che consentissero l’adesione alle centine dei frammenti da sovrapporre al plexiglass stesso simulando la curvatura irregolare della volta ormai deformata irreversibilmente.
L’uso del doppio foglio di plexiglass è stato suggerito dalla necessità di dare alla centroforma una precisa curvatura, ottenibile soltanto con un foglio molto flessibile e quindi di spessore sottile, e contemporaneamente dall’esigenza di poter disporre di un sostegno sufficientemente resistente ed atto a sostenere il carico dei frammenti, che sono stati integralmente recuperati in tutto il loro spessore.
I fogli sono stati sostenuti con puntelli realizzati con tubi innocenti ed appoggiati al tavolato costituente il piano di lavoro.
Poiché la riproduzione fotografica adoperata nella fase preliminare, non restituiva con precisione la deformazione prospettica della volta, da una diacolor 9x12 (scattata da Frederik Clark e gentilmente messa a disposizione dall’Istituto di Storia dell’Arte della Facoltà di Lettere dell’Università di Genova, ed in particolare dal prof. Lauro Magnani), rappresentante la decorazione della volta prima del crollo, l’immagine è stata digitalizzata ed elaborata con software per fotogrammetria digitale, semplificata per la parte di volta assimilabile ad un piano.
Sono stati individuati, nella parte di volta rimasta integra, quattro punti certi e riconoscibili, da utilizzare come punti di appoggio per il fotoraddrizzamento. I punti sono stati misurati (con distanziometro laser Leica) con misure di andata e ritorno per ridurre al minimo l'errore. Attraverso questo sistema è stato possibile dare un valore metrico all’immagine.
Successivamente, all’immagine digitale è stata sovrapposta una quadrettatura numerata, di dimensioni (20x20) cmq, in modo da garantire la corrispondenza tra piano e volta e ridurre al minimo la probabilità di posizionamento errato dei frammenti.





La stampa in dimensione reale, su carta fotografica plastificata con materiale resistente al calpestio, è stata posizionata sul piano di lavoro ed è stata utilizzata come riferimento, per individuare, con l’ausilio del filo a piombo, i punti direttamente sulla volta. Sfruttando la quadrettatura, l’immagine digitalizzata è stata lucidata su un foglie trasparente di acetato, inserendo i tratti essenziali del dipinto, posizionate al di sopra del plexiglas in modo da poter aver un’ulteriore conferma del corretto posizionamento dei frammenti,che sono stati quindi collocati sulla controforma.
I frammenti sono stati reciprocamente vincolati con barrette di legno e punti di saldatura con collante acrilico a fusione. Tra i frammenti è stata applicata una prima stuccatura poco coerente, avente il duplice scopo, di consentire, previa parziale rimozione, la realizzazione, dal lato dipinto, della stuccatura per il restauro pittorico,e dall'estradosso, di fungere da isolamento prima dell’applicazione delle bande di tessuto bidirezionale.
La calotta unica di supporto è stata realizzata analogamente al testo della struttura gia trattata, disponendo però le bande con continuità, per simulare la funzione del canniccio.
Non sono stati inseriti strati configurabili come "strato di intervento", la separazione tra i nuovi materiali e la superficie dipinta è quindi affidata unicamente allo spessore dell’intonaco originale, di spessore variabile da l a 7 centimetri.
Dopo avere rimosso i pannelli di plexiglas, si è proceduto alle successive operazioni di restauro dei frammenti: pulitura del colore, consolidamento dell’intonaco e fissaggio della pellicola pittorica,stuccatura della superficie ed infine il restauro pittorico, di seguito descritte.


La pulitura della superficie pittorica del Cambiaso.

Avendo verificato la presenza, nella malta dello strato più superficiale, di solfato di calcio, si e ritenuto opportuno limitare l’uso di solventi acquosi. Nel dipinto raffigurante "Il Ratto delle Sabine", nella finta balaustra e nelle decorazioni delle volte collaterali, è stato, in linea di massima, sufficiente per asportare le polveri più coerenti,una pulitura a secco con gomme morbide Wishab.
Impacchi estrattivi di acqua demineralizzata, per desalinizzare la superficie, sono stati effettuati solo localmente: sulle patine saline più consistenti, si è reso necessario l’uso di resine a scambio ionico di tipo anionico. `
L ’intervento ha comportato l’interposizione di due veline di carta giapponese, inumidite con acqua demineralizzata e la successiva applicazione di resine desolfatanti, sempre in acqua demineralizzata.
La superficie a contatto con l’impacco, è stata mantenuta umida, mentre le resine applicate sono state rimescolate con un pennellino per facilitarne l’azione.
L’impacco è stato rimosso dopo la completa asciugatura, i residui sono stati eliminati prima con pennellesse morbide e poi con gomme Wishab.
L’intervento sul dipinto nella parete verticale del lato sud, è stato realizzato con una metodologia più complessa rispetto agli altri tre lati, che risultavano meglio conservati.
Per non compromettere il pigmento originale dei fondi blu delle balaustre, poco consistente, i depositi di polveri incoerenti sono stati eliminati delicatamente con pennellesse morbide; mentre, per asportate la patina scura, composta da polveri coerenti, sono stati applicati impacchi di acqua demineralizzata, interponendo uno strato di carta giapponese fine, con tempi di contatto non superiori ai 5 minuti.




Esercitando una leggera pressione sull’impacco con una pennellessa di setola morbida, in modo da fare aderite alla carta il deposito grasso, l’acqua, lasciata con tempi di contatto molto limitati, ha assolto alla doppia funzione di solvente (sciogliendo le polveri e i sali presenti sulla superficie), e contemporaneamente ha restituito una momentanea coesione al pigmento decoeso.
Per eliminare gli attacchi biologici, è stata asportata a secco, per mezzo di pennelli morbidi e panetti di gomma, la materia visibile causata dall’attacco stesso, poi sono stati applicati impacchi con soluzioni funghicida a base di sali d’ammonio quaternari, eliminando i residui con un’accurata pulitura a spugna e acqua demineralizzata.


Consolidamento e fissaggio della superficie pittorica del Cambiaso.

Solo le campiture con finiture a secco o, più specificatamente quelle a tempera utilizzate dal Cambiaso per stendere malachite e smaltino, presentavano problemi di coesione. In tal caso il consolidamento ha riguardato esclusivamente i casi più preoccupanti, ristabilendo la coesione con l’applicazione di resine acriliche. L’operazione è consistita nell’interposizione di un foglio di carta giapponese e, dopo un passaggio di acqua e alcool per veicolare il consolidante, nell’applicazione a pennello di resina acrilica in soluzione acquosa al 2,5%. Quindi è stata esercitata una leggera pressione a tampone per favorire l’adesione del colore al supporto; gli eccessi di prodotto sono stati poi assorbiti con un batuffolo di cotone imbevuto di alcool.
Nel fregio con balaustrini, si è ritenuto opportuno consolidare il colore con una dispersione acquosa al 3% di resina acrilica. L’operazione è stata compiuta procedendo per piccole zone, limitate in genere allo spazio tra una colonnina e l’altra della balaustra, con il seguente ordine:
- applicazione di un foglio di carta giapponese;
- passaggio veicolante con acqua ed alcool nelle stesse proporzioni;
- stesura a pennello della resina in soluzione, esercitando una leggera pressione con il pennello;
- tamponatura con batuffolo di cotone e alcool per eliminare l’eccesso di resina.
La restante parte delle campiture blu della balaustra non presentava problemi tali da giustificare un intervento di consolidamento, che comunque avrebbe richiesto l’uso di sostanze estranee, la cui applicazione e consigliabile solo ove necessario.


Stuccature della superficie pittorica del Cambiaso.

Il risarcimento delle lacune dell’intonaco è stato eseguito realizzando una serie di stuccature di limitato spessore e sovrapponendo più strati sottili, con maltina simile, per granulometria e colore a quella della superficie originale.
Trattandosi di una volta su canniccio, le lacune dell’intonaco affrescato non erano particolarmente profonde, per cui sono stati impiegati al massimo tre strati. Negli strati in "profondità" si è adottata una malta a base di grassello di calce, sabbia silicea lavata e asciugata a granulometria media, polvere di marmo a granulometria medio-fine nelle proporzioni di 1:2:1, e nelle proporzioni legante/inerte 1:3.
Per lo strato intermedio la granulometria degli inerti utilizzati è stata lievemente inferiore, e la proporzione fra grassello di calce, sabbia silicea fine e polvere di marmo bianca fine, 1: 1: 1,5. .
Lo strato finale è composto da grassello di calce, polvere di marmo fine setacciata, e polvere di marmo finissima (tipo talco) nelle proporzioni di 1: 1,5 : 1, con proporzione legante/inerte di 1:2,5.
In prossimità di zone ammalorate da vecchi fenomeni d’infiltrazione d’acqua, si é ritenuto opportuno utilizzare calce spesso idraulica in sostituzione della calce aerea, e in alcuni casi una malta mista di grassello e calce idraulica.


Reintegrazione cromatica della superficie pittorica del Cambiaso.

Nelle modeste superfici di intonaco ricostituito per colmare con stuccature a livello, le lacune fra un frammento e l’altro (non essendo stato ovviamente possibile il recupero di tutto il materiale crollato, poiché una parte si era completamente polverizzata nel crollo), si è reintegrato il dipinto utilizzando la documentazione fotografica, piuttosto che lasciarlo in tono neutro. Tale intervento di reintegrazione cromatica è consistito nella ricostruzione a tratteggio, dell’iconografia del dipinto, ove possibile, e in un riequilibrio degli scompensi cromatici delle abrasioni del colore originale, con velature sottotono ad acquerello. Si è potuto correttamente seguire tale procedura, in quanto la ricostruzione è stata effettuata su porzioni di intonaco non originali, e le parti di dipinto ricostruite riproponevano un’iconografia certa e ben conosciuta. Inoltre tale operazione ha consentito di riproporre la visione completa del dipinto.
A lavori ultimati, poiché le lumeggiature sugli incarnati e sulle zampe dei cavalli risultavano macchiati, a causa di un’ alterazione della biacca, usata come pigmento, i restauratori della Soprintendenza (Paola Parodi, Orietta Doria e Stefano Vassallo) hanno effettuato la riconversione della biacca alterata dell’affresco del Cambiaso, secondo una metodologia messa a punto dall’Opificio delle Pietre Dure gia negli anni settanta.



Gli ornati in stucco del Salone con il Ratto delle Sabine.

La doppia volta a padiglione presenta tre cornici di stucchi decorativi che sottolineano l’imposta del primo padiglione e la parete verticale, con l’imposta della volta principale.
All’imposta del primo padiglione della volta è presente una grande fascia decorata, che è senza dubbio la più importante ed elaborata, e presenta un apparato decorativo a medio rilievo piuttosto vario, in cui si alternano mascheroni e figure allegoriche a girali fitomorfi e mensole. Nelle zone centrali, di ogni lato della sala, sono presenti scudi dipinti con stemmi araldici. Le prove effettuate mediante piccoli tasselli, hanno rilevato la presenza di almeno due sovrapposizioni pittoriche, interventi ricorrenti usualmente in occasione del cambio di proprietà degli edifici appartenenti
a famiglie nobili. Si notano anche alcuni interventi realizzati posteriormente all’esecuzione dell’opera del Cambiaso, come un aquilotto in stucco, aggiunto al modellato cinquecentesco.
La seconda cornice alla base della parete verticale in canniccio, presenta decori più semplici. L’ultimo profilo, di dimensioni ridotte, raccorda la finta balaustra con la volta. Gli stucchi sono arricchiti da dorature, le analisi hanno confermato l’uso di oro vero e di una sorta di bolo, usato come adesivo, composto da un legante proteico in parte trasformato in ossalato di calcio, da calce magnesiaca carbonatata, da pigmento ocra probabilmente a base di ossidi di ferro, e tracce di gesso. Le indagini chimiche hanno rilevato la presenza di carbonato di calcio e carbonato di magnesio nello strato più profondo di intonaco, mentre l’intonaco di finitura è risultato composto da una miscela di calce e sabbia con una proporzione piuttosto alta di legante, l parte di legante (calce) e 2 di inerti.
La pulitura degli stucchi è iniziata con la rimozione di depositi incoerenti di polvere e nerofumo, con pennelli morbidi e con aspiratori; i depositi coerenti sono stati parzialmente eliminati con l’uso di gomma wishab. Ove i sedimenti presentavano maggiore tenacia, sono stati eliminati con impacchi di carbonato d’ammonio in soluzione al 50% in acqua demineralizzata, utilizzando come supportante la carta giapponese, e lasciando l’impacco a contatto per un tempo compreso tra i 15 e i 20 minuti.
La pulitura è stata completata con tamponi di acqua demineralizzata. Dopo la pulitura è stato effettuato il consolidamento: la parete a sud presentava una situazione di degrado piuttosto complessa, in più punti le vecchie stuccature, realizzate per evitare la caduta di porzioni di stucco, sono state rimosse procedendo preliminarmente al fissaggio degli elementi distaccati.
Per i riempimenti delle sacche di maggiori dimensioni si è impiegata una malta costituita da calce idraulica e pozzolana superventilata in proporzione 1: 2, la stessa malta è stata utilizzata anche per ricollocare i frammenti di decorazione staccati.
I frammenti di maggiori dimensioni sono stati ancorati al supporto con perni in vetroresina annegati in malta pozzolanica. Nei distacchi di minori dimensioni è stata utilizzata una malta idraulica premiscelata (Ledan TB l) più idonea per la maggiore fluidità rispetto alla malta precedente. Nelle microfessurazioni, a scopo consolidante, e stata iniettata solo della calce idraulica molto liquida. In ogni caso il consolidamento è avvenuto in seguito ad una pulitura a secco delle parti da trattare, con pennellesse, pipette e aspiratori. Per facilitare la penetrazione della miscela consolidante, la superficie è stata precedentemente trattata con infiltrazioni di acqua ed alcool.
Sono stati asportati tutti i rifacimenti e le stuccature inidonee per materiali e fattura, mentre si sono mantenuti alcuni vecchi rifacimenti ritenuti corretti per esecuzione e materiale usato. La stuccatura delle lacune e la ricostruzione di alcune parti di modellato mancante sono state eseguite con i seguenti impasti:
Strati di profondità : grassello di calce e sabbia silicea a granulometria grossa (legante-inerte 1:3).
Strati intermedi: grassello di calce, sabbia silicea a granulometria media e polvere di marmo (1:2:1).
Strati di finitura: grassello di calce, polvere di marmo fine setacciata, polvere di marmo tipo talco (1:2:0,5)
Le piccole e medie lacune sono state stuccate a livello, lavorando la malta ad imitazione delle finiture originali.
Si è provveduto al rifacimento di tutti i piccoli particolari ripetuti e imitabili, mentre nel caso di lacune non interpretabili si è preferito stuccare sotto livello, evitando finiture troppo accurate.
Nello specifico nel caso di una coppia di sirene, identiche, una delle quali con gravi lacune in corrispondenza del viso,si è reintegrato, ad imitazione del volto residuo, il modellato perso.
Nel caso di una coppia di visi, entrambi molto lacunosi, si è ricostruito sottolivello solo il volume delle teste, in modo da suggerire la presenza del modellato. Gli stucchi del lato sud della sala erano quasi del tutto privi di doratura, mentre quelli relativi ai lati nord ed est, presentavano un migliore stato di conservazione. Oltre alla consueta patina di sporco, erano presenti lacune, rifacimenti con colore e porporina, e sollevamenti del bolo.
La pulitura dell’oro è stata realizzata con applicazioni di alcool autosupportato in Klucel, lasciato a contatto per pochi minuti ed eliminato subito a tampone. E quindi seguito il consolidamento delle parti incoerenti con resine acriliche in emulsione acquosa al 4%, applicate a pennello con interposizione di carta giapponese. Per migliorare il fissaggio ed eliminare l’eccesso di materiale, si è tamponato la superficie con alcool e cotone. La reintegrazione delle lacune è stata eseguita ad acquerello con velatura a tono e con lumeggiature con oro acrilico Liquitex.
















Note

La prima delle tre resine, Kimicover Fix, e un fissativo che svolge la funzione di migliorare l’adesione della seconda resina alla superficie da "aggrappare". La resina e il suo catalizzatore vanno mescolati rigorosamente nella proporzione di 3,7 a 1,3 e immediatamente stesi molto
velocemente per evitare la formazione, sulla superficie da trattare, di uno strato troppo spesso di fissativo. Sull’aggrappante perfettamente asciutto va applicato il secondo tipo di resina, composta da Kimitech EP. TX (resina) e Kimitech EP. TX (indurente), nelle proporzioni l a 1.
L’impasto che si ricava da questa miscela e piuttosto consistente, e deve essere steso nei punti d’incollaggio con piccole cazzuole e/o con spatole grandi. Immediatamente dopo deve essere applicata la fascia, esercitando una leggera pressione per assicurare l’adesione dei due materiali tra loro e con il supporto. La quantità media di resina da stendere prima dell’applicazione della fascia e compresa tra 3 e 4 kg per volta, quantità che copre circa un metro di lunghezza.